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Cantine calabresi nello stand collettivo regionale: tra vitigni autoctoni e blend

Dal Pollino allo Stretto, un arcobaleno di passiti, rossi, bianchi e rosati. Nicchie di mercato e importanza di un marketing territoriale adeguato e ben calibrato

“Local Genius” guarda al vino con particolare attenzione. Il vino parla, e racconta i territori che lo hanno generato con una capacità non comune, e peraltro sprigionando atmosfere assolutamente coinvolgenti. I vini del Sud Italia, e quindi anche della Calabria, hanno ancora un potenziale enorme da sprigionare, anche perché i rispettivi territori di riferimento possono godere di storie e di culture antichissime, strettamente collegate alla nascita e all’evoluzione, nei millenni, della vitivinicoltura stessa. Nel ripercorrere il nostro viaggio, come sempre intenso e articolato, tra le aziende calabresi presenti al Vinitaly 2012 (25-28 marzo), vogliamo ribadire ancora una volta un concetto. La Calabria, nonostante gli sforzi già messi in atto, può fare ancora grandi passi in avanti sul piano della promozione e della valorizzazione delle proprie produzioni vitivinicole. Ed è giusto che lo faccia anche per venire incontro allo straordinario impegno che molti nostri produttori, da circa venti anni a questa parte, hanno dedicato per migliorare le loro proposte enologiche, spesso in maniera consistente o addirittura sorprendente. Dal Pollino allo Stretto di Messina sono ormai tante le cantine che hanno ottenuto risultati importanti e che, talora forti di tradizioni consolidate, hanno saputo modernizzarsi e crescere in qualità. Con l’ausilio di tecnologie all’avan-guardia e con la consulenza di ottimi agronomi ed enologi, i vitivinicoltori calabresi sono riusciti a recuperare terreno rispetto alle regioni leader della Penisola e a dar vita a etichette premiate, apprezzate, ricercate sui mercati nazionali e internazionali. Chiunque sia abituato a frequentare i santuari del vino calabro, dal Tirreno allo Jonio, sa che non è più una rarità imbattersi in impianti molto attrezzati e dotati di soluzioni tecniche avanzatissime, oltre che belli e attraenti anche dal punto di vista architettonico e per le atmosfere che riescono a generare. Una precisazione è d’obbligo: molti miglioramenti sono stati compiuti anche grazie a politiche di sviluppo che hanno sfruttato adeguatamente, ad esempio, i fondi comunitari. Il coraggio d’impresa, i sacrifici di generazioni e una passione fuori del comune, combinati con il sostegno pubblico hanno prodotto in tantissime occasioni risultati ragguardevoli. C’è da andarne orgogliosi. Ma proprio per questa ragione, e quindi a sostegno ulteriore di una crescita positiva che pur vi è stata, occorre concentrarsi al massimo per  sostenere la promozione, la commercializzazione, il marketing territoriale che, soprattutto quando parliamo di vini, è un argomento assolutamente centrale. Lo abbiamo già detto, nelle pagine precedenti, nel servizio giornalistico dedicato alle cantine che, al Vinitaly 2012, hanno preferito presentarsi con una proposta autonoma rispetto agli stand collettivi. E ora lo ribadiamo senza alcun intento polemico, ma solo per sollecitare un confronto fattivo e costruttivo. In quest’ultima edizione della kermesse veronese la Calabria avrebbe potuto dare di più, arricchendo di contenuti una partecipazione che, così come è stato spiegato anche nel convegno introduttivo del Vinitaly, non può che guardare con estrema attenzione a tutto ciò che significa comunicazione integrata, valorizzazione delle peculiarità del territorio, forte recupero delle radici storiche e culturali, grande determinazione nella presentazione dei vitigni autoctoni e delle loro numerose declinazioni, dei terroir, dei microclimi, delle doc e di tutti quei complessi aspetti che costruiscono l’arte del vino. Una produzione di nicchia qual è quella della Calabria ha necessità, se vuole conquistare e consolidare spazi di mercato, di parlare di sé e di farlo bene, ovviamente programmando e progettando in tempo utile.

 

In questo servizio dedicheremo delle considerazioni a quei vitivinicoltori che hanno preso parte allo stand collettivo organizzato da Unioncamere in collaborazione con la Regione (assessorati all’Agricoltura, alle Attività produttive, all’Internazionalizzazione). Una nota senz’altro apprezzabile è stata quella delle degustazioni culinarie curate dagli chef di Assapori. Abbiamo avuto modo di salutare personalmente Pietro Lecce, di Camigliatello Silano, con la sua ormai mitica bandana, e Salvatore Murano, di Cirò Marina, in arte Max. Molto attiva e disponibile la presidente dell’associazione, Concetta Greco, di Vibo Marina. Ci siamo deliziati nel degustare carne di podolica, involtini di suino nero ed altre prelibatezze di alta gastronomia a base di prodotti regionali. Anche in questo caso un modesto suggerimento: accompagniamo questi momenti culinari con una comunicazione specifica sulle materie prime impiegate e sul collegamento con i territori di provenienza, sulle specialità tipiche, sui luoghi di produzione, sul saldo collegamento che esiste tra il dna di un popolo e il suo modo di mangiare. Così facendo il cibo diventerebbe oltre che un diletto una esplosione di culture, un bagno nella storia e nella civiltà di una regione antichissima qual è la Calabria, un potente attrattore turistico. Ed ora, a volo d’uccello, un giro tra i produttori che abbiamo avuto la possibilità di incontrare, scusandoci ovviamente con coloro i quali dovessero esserci involontariamente sfuggiti. Il sempre sereno e posato Mauro Colacino, della Colacino Wines di Marzi (Cs), cantina concentrata con convinzione sull’utilizzazione di vitigni autoctoni: non ci siamo persi un sorso di entusiasmante Britto.

 

Con Enzo Tramontana e il fratello Franco Tramontana ci siamo imbattuti in una delle cantine più grandi della provincia di Reggio: Criserà, di Catona. L’ Armacìa che richiama le uve coltivate sui terrazzamenti in forte pendenza della Costa Viola trattenuti da muretti a secco, ci affascina perché ha una propria forte identità. Restiamo nella provincia dello Stretto e ci spostiamo nella Locride, per stringere la mano all’eclettico Umberto Ceratti, di Casignana, e per sorseggiare il suo nettare passito Greco di Bianco. Nella contigua area espositiva proposta nell’ambito del progetto “Reggio Calabria provincia enoica”, voluta dall’ente intermedio presieduto da Giuseppe Raffa e rappresentato a Verona dall’assessore all’agricoltura Gaetano Rao, abbiamo avuto modo di sorseggiare altre sorprendenti letture delle tipiche uve passite dell’antichissimo e nobile territorio locrese (vedi altro servizio specifico, ndr). Restiamo sullo Jonio ma saliamo più a nord, giungendo nella patria del Gaglioppo. Raffaele Senatore, detto Lello, e suo fratello, Salvatore Senatore: due medici con la passione del vino e con un attaccamento esemplare alle ragioni del territorio. Con loro il nipote Antonio. Una cantina curata e armoniosa, e vigneti ben allevati in cui convivono profondo rispetto della tradizione e forte carica innovativa, tanto da sperimentare con successo, ad esempio, l’uso di vitigni quali il Traminer. Noi restiamo molto affezionati al profumatissimo ed elegante rosè Puntalice. Rimaniamo sempre sulla sponda jonica, ma scendiamo molto a sud, a Melito Porto Salvo. Consolato Malaspina, con le figlie Caterina e Domenica: una famiglia che si sta spendendo per la qualità. Continua ad entusiasmarci il Cannici, un rosso di uve Gaglioppo da vendemmia tardiva effettuata alla fine di ottobre, con successivo appassimento su graticci. Un vino da meditazione, quindi, ottenuto dal principe dei vitigni autoctoni calabresi tradizionalmente impiegato per rossi corposi o rosati dall’ampio bouquet. Ed ora un salto nel Cosentino, vasto territorio che sta vedendo crescere molte realtà vitivinicole serie e interessanti. Maria Paola Marini, delle Cantine Marini di San Demetrio Corone, orgoglio e consapevolezza di una tradizione plurisecolare. Èlaphe, che accosta il Magliocco all’Aglianico, merita attenzione. Giovambattista Solano, della Tenuta del Castello di Montegiordano, ci parla di più con lo sguardo che con le parole. Siamo ai confini con la Lucania e ci riserviamo di ascoltare le cose non dette e di parlare di Aglianico nello splendido scenario naturale di un sito antichissimo.

 

Ci spostiamo verso l’interno della provincia bruzia e, giungendo a Bisignano, balcone sulla Valle del Crati, ci fermiamo a scambiare due parole con Flaviana Bilotti, moglie di Demetrio Stancati che invece incrociamo più volte tra i padiglioni del Vinitaly: ecco le cantine Serracavallo. Il Vigna Savuco è un rosso ottenuto da Magliocco Dolce cento per cento preappassito su pianta. Ottimo! Ritorniamo sullo Jonio e a Strongoli, in una fascia di territorio compresa tra Crotone e il Cirotano, facciamo qualche ragionamento con l’ingegner Giuseppe Russo, della raffinata cantina Russo & Longo, da noi visitata proprio qualche giorno prima dell’appuntamento scaligero. L’ingegner Russo, a Verona assieme ai più giovani Salvatore e Alfonso Russo, è persona d’esperienza e dispensa parole che pesano. Il Pietra di Tesauro, ottenuto da uve Gaglioppo e Greco Nero, è molto apprezzato. Spostandoci pochi chilometri più a nord, ci imbattiamo nella cirotana Tenuta del Conte e incontriamo Giuseppe Parrila. Uve Gaglioppo e Greco Bianco in piena sintonia con la tradizione del territorio, e quindi vini Doc Cirò, rosso, rosato e bianco, con la voglia di far sempre meglio. Ritorniamo nella provincia di Reggio e fermiamoci a Gallico, quartiere della periferia settentrionale del capoluogo. Ninni Tramontana, dell’omonima cantina, presenta i propri vini sempre con stile. Crede nel lavoro sui vitigni autoctoni, come nel caso del 1890, Calabrese in purezza e bottiglie numerate. Nel corso delle attività culturali messe in atto nel già citato progetto “Reggio Calabria provincia enoica”, abbiamo avuto modo di discutere di questo versatile vitigno autoctono, il Calabrese, mettendolo a confronto, grazie a esperti dell’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia, con il famoso Nero D’Avola. Vitigni gemelli, fratelli o cugini? Se ne è discusso in maniera approfondita e si continuerà a discuterne molto, anche con risposte diverse. Certo è che il Calabrese merita molta considerazione.

 

Sulla sponda opposta dello Stretto di Messina, a Melito Porto Salvo, scambiamo due parole con Diego Visalli, delle omonime cantine. Arghillà, Pellaro, e uve Gaglioppo, Nerello, Alicante, Castiglione… Un altro esempio di lavoro che guarda al territorio e che ci conferma nell’idea, per noi di valenza strategica, che occorrerebbe concentrarsi in modo adeguato su attività di promozione e valorizzazione ben calibrate. Questa breve passeggiata tra le cantine che operano in Calabria di fa approdare in aree geografiche e microclimi tanto vicini quanto diversi tra loro, tutti meritevoli di analisi specifiche, e tutti capaci di evocare il profumo e la voce dei millenni. Ed ora un rapido volo verso nord, spostandoci dai confini meridionali a quelli settentrionali di questa regione tanto bella e suggestiva quanto assurdamente sottovalutata. Giungiamo ai piedi del maestoso e per molti mesi innevato Pollino. Gli antichi Romani calarono dagli alti passi, verso Castrovillari, per giungere in un Bruzio sempre ostile rispetto alle brame latine di egemonia. A Saracena entriamo in un mondo caratterizzato dal famoso Moscato Passito. Una tecnica di lavorazione unica e particolarissima, nonché l’uso di uve che in quella specifica area danno il meglio di sé. Luigi Viola, delle omonime cantine, assieme ai figli Roberto, Alessandro e Claudio ha costruito un prodotto di vero successo. Poche migliaia di bottiglie, vendute ad un ottimo prezzo e stimate dalle maggiori guide specialistiche: il Moscato di Saracena. Nasce da due distinti mosti: uno, prevalentemente a base di uve Malvasia e Guarnaccia, sottoposto ad un’azione di concentrazione mediante bollitura; l’altro, ottenuto dalla lenta e paziente lavorazione manuale di profumatissime uve Moscatello appassite. Fermentazione lunga e aromi indimenticabili. Rimanendo a Saracena ci confrontiamo, ancora una volta, con le idee di Maurizio Bisconte, delle cantine Feudo dei Sanseverino. Maurizio ha altre esperienze di lavoro, ha viaggiato e conosce bene l’utilità del marketing territoriale. Il Moscato passito al governo di Saracena offre un’altra lettura di questo prezioso vino da meditazione. Con Biagio Diana, dell’omonima azienda agricola, terza positiva esperienza con il Moscato Passito e con quest’uva autoctona, appunto il Moscatello, che raccolto prima della canonica vendemmia viene appeso a graticci ombreggiati perché si disidrati. La presenza 2012 della Calabria al Vinitaly, a nostra memoria è stata quella maggiormente caratterizzata, tra Pollino e Locride,  dalla promozione dei passiti. Le cantine da visitare sono ancora numerose.

 

Giunti all’altezza del Golfo di Lamezia, altro territorio a ottima vocazione vitivinicola (Statti, Lento, Odoardi…), conosciamo Paolo Chirillo, un medico molto legato alla cultura del territorio, e la cantina Le Moire di Motta Santa Lucia. Annibale, Magliocco Dolce in prevalenza e Sangiovese, è un omaggio chiaro e diretto alla storia e alle radici di una Calabria che merita ben altri destini. Ritorniamo nel Cosentino dove da almeno dieci anni stiamo assistendo ad un variegato e multiforme, nonché apprezzabile, lavoro di recupero di tradizioni agricole, coniugato con gli innegabili vantaggi offerti dalle tecnologie moderne. E’ il caso delle Cantine di Francesco De Caro e dell’omonima azienda agricola che ha sede a San Vincenzo La Costa, specializzata anche in produzione di olio extravergine di oliva. Ci confrontiamo con l’enologo Sieghard Vaja e riflettiamo, relativamente alle Cantine De Caro, su quanta energia intelligente e creativa si stia sprigionando dalle nostre parti, con un potenziale che avrebbe necessità di sostegni ancora più adeguati, proprio a partire dal marketing territoriale e dall’accompagnamento alla commercializzazione. Uve di pregio quali il Magliocco e il Mantonico Bianco, coltivate a circa 500 metri di altitudine, fanno nascere vini dalla sicura personalità, quali il rosso Conca dei Valdesi, e il bianco Feudi del Duca. Ci spostiamo di nuovo nel Cirotano, patria del Gaglioppo, e respiriamo ancora il gusto della storia. Francesco Siciliani della Fattoria San Francesco di Cirò produce le diverse espressioni della famosa Doc, quali il Ronco dei Quattroventi rosso classico, oppure Igt quali il Donna Madda, prevalenza di Gaglioppo in blend con Magliocco e Merlot. Nella Doc Cirò e Melissa si riconoscono anche le Cantine del caparbio Vincenzo De Luca: segnaliamo il Melisseo rosso superiore Doc biologico. Chiudiamo questo lungo viaggio a Reggio Calabria, con un saluto a Carmelo Battaglia delle omonime cantine della Città dello Stretto (Rosso di Pellaro, Rosso di Palizzi, e con il 50 Anni, omaggio alla fondazione dell’azienda avvenuta nel 1958 a cura del padre Vincenzo), e al giovane e riflessivo Pasquale Nello delle Cantine Barone di Bolaro (si segnala il Brutio etichetta Coccio, Calabrese e Sangiovese, che guarda con interesse anche alla “veste” della bottiglia, impreziosita con un’etichetta in coccio).

 

Abbiamo vissuto quattro giorni molto intensi tra i vitivinicoltori calabresi presenti al Vinitaly 2012 e, pur impegnandoci a fondo, non siamo riusciti a incontrare tutti i protagonisti. Ma il nostro lavoro finalizzato alla promozione e valorizzazione del sistema agroalimentare calabrese procede senza sosta, per cui avremo senz’altro nuove e positive occasioni di confronto.




Local Genius
www.localgenius.eu
26 luglio 2012

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