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Confagricoltura al Sol 2017: un’annata da dimenticare per l’olio d’oliva italiano

Calo produttivo di oltre il 60% in molte regioni. Prezzi aumentati del 50% rispetto allo stesso periodo della precedente annata. Giansanti: settore strategico contraddistinto da qualità, varietà, unicità, eccellenza

Una fase della produzione di olio extravergine di oliva...

Una fase della produzione di olio extravergine di oliva (foto generica d'archivio)

«L’olivicoltura è un settore strategico della nostra agricoltura che, al salone “Sol&Agrifood” di Verona (che si svolge in concomitanza con il Vinitaly, come brand nel brand), rivela  i tanti volti dell’eccellenza. All’insegna della varietà, viene in risalto l’Italia dei mille campanili, delle mille cultivar. Emerge così, al salone scaligero, la bellezza della diversità, di un patrimonio variegato ma straordinariamente unico ed inimitabile. Eppure il settore continua a soffrire, per le fitopatie che lo tartassano e che hanno creato danni enormi (si pensi alla mosca olearia ed al flagello della Xylella nel Salento), per il mancato ammodernamento degli impianti, che impedisce lo sviluppo della meccanizzazione e quindi l’abbattimento dei costi e l’aumento delle rese, e per la concorrenza selvaggia con il prodotto importato a prezzi stracciati. Di questi problemi ha discusso la Federazione nazionale di prodotto olivicoltura, che si è riunita a Verona nello stand dell’Organizzazione agricola, a cui ha preso parte anche il presidente nazionale Massimiliano Giansanti». Lo si legge in una nota stampa ufficiale diramata l’11 aprile 2017 da Confagricoltura nazionale, e che riportiamo integralmente. “L’ annata agraria 2016/2017, già di scarica, ha visto i raccolti falcidiati per tutta una serie di concause”, ha detto il presidente della Federazione Donato Rossi. E le produzioni nazionali negli ultimi anni – spiega il comunicato - hanno visto una tendenza alla flessione, mentre sono cresciuti gli scambi, sia le importazioni che le esportazioni.

 
«Sono state molte le regioni – precisa la nota stampa - che hanno subito flessioni di oltre il 60%, soprattutto nel Centro-Sud. Anche la Liguria è stata particolarmente provata dalla pessima annata. Umbria e Toscana invece hanno contenuto la flessione “solo” al 30%. Indubbiamente (come è emerso dalle rilevazioni Ismea) è stata una delle peggiori annate degli ultimi decenni, peggiore in termini di volumi addirittura a quella del 2014. Certo le quotazioni, a causa della scarsità delle produzioni, sono salite. I prezzi dell’extra sono risultati in aumento di oltre il 50% se confrontati con lo stesso periodo della precedente annata, mentre sono sostanzialmente in linea con i primi mesi del 2015. Ora bisognerà vedere che accadrà nella nuova campagna, che si profilerebbe (eventi meteo e agronomici permettendo) di carica e quindi di raccolti abbondanti». “Ci auguriamo che i produttori possano mantenere le quotazioni mercantili al livello attuale anche nell’annata di carica perché il settore ha bisogno di tornare alla redditività – ha continuato Donato Rossi -. Bisogna anche procedere anche all’ammodernamento degli impianti, cogliendo le opportunità che possono aversi dal Piano olivicolo nazionale e dai PSR. Gli interventi nel Salento, poi, dove sono stati previsti i provvedimenti per la riconversione varietale a cultivar resistenti alla Xylella, dovranno essere l’occasione per rilanciare il comparto, anche in chiave produttiva, in un territorio fortemente vocato all’olivicoltura”.

 
“Ma soprattutto, a parere della Federazione nazionale olivicola di Confagricoltura, c’è bisogno – conclude il comunicato ufficiale - di un’operazione culturale che investa i consumatori per spiegare le qualità nutrizionali dell’EVO, il suo essere perno della dieta mediterranea e di uno stile di vita attento alla salute. Serve una conoscenza, una passione per il prodotto e la realizzazione delle carte degli oli nella ristorazione. E questa cultura va diffusa anche all’estero, facendo emergere la diversità e l’unicità dell’olivicoltura tricolore”.




Local Genius
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12 aprile 2017

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