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Cosenza, inuagurata la mostra del newyorchese Justin Peyser: la diaspora

Consulenza e partecipazione di rav Scialom Bahbout, rabbino capo della Comunità ebraica di Napoli e del Sud Italia. Apertura fino al 27 gennaio 2013

Un momento dell´inaugurazione della interessante...

Un momento dell'inaugurazione della interessante mostra, a Cosenza, dell'artista newyorchese Justin Peyser. A destra il sindaco Mario Occhiuto

Il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, a un certo punto dei saluti istituzionali fra le statue del Mab ha estratto il suo iPhone mostrandolo alla stampa mentre sul display scorreva un video di Leonard Cohen scelto direttamente dal canale youtube. Braccio teso e consigli ai giornalisti (“magari potete montare le immagini delle nuove opere che vi presentiamo proprio su questo brano…”): quasi un’installazione estemporanea fra le installazioni scultoree contemporanee della mostra del newyorchese Justin Peyser, che è stata inaugurata questa sera alla presenza dell’artista in parte su corso Mazzini e in parte nell’androne di Palazzo dei Bruzi. E' quanto si legge in una nota stampa ufficiale diramata dal Portavoce del sindaco di Cosenza il 13 novembre 2012, e che qui di seguito riportiamo integralmente. “Mi sembra l’omaggio migliore che io possa fare a Peyser – ha dichiarato il primo cittadino –. Mi sono documentato: l’ispirazione di queste opere è nata fra l’altro dall’ascolto di un cantautore canadese, Cohen appunto, che io spero di fare conoscere nelle scuole a Natale coinvolgendo gli studenti”. Arte contemporanea dunque che arriva a Cosenza da oggi (13 novembre, ndr) fino al prossimo 27 gennaio. E nasce, questa esposizione, dalle contaminazioni e dalla storia delle forti influenze ebraiche che rappresentano la formazione di Peyser, prendendo il titolo di “Diaspora e stanzialità nella terra dei Bruzi”, curata da Francesca Pietracci, storica dell’arte, e da Roberto Bilotti, membro del Comitato Scientifico della Sovrintendenza di Roma capitale, con la consulenza e la partecipazione di rav Scialom Bahbout, rabbino capo della Comunità ebraica di Napoli e del Sud Italia.


“Tengo a ringraziare la famiglia Bilotti – ha aggiunto Occhiuto – per l’impegno sulla crescita attrattiva della città di Cosenza attraverso la promozione di iniziative artistiche di grande spessore. E con orgoglio do il benvenuto a Justin Peyser, visto che le sue sculture saranno esposte prima qui da noi e poi a Roma. Sono inoltre molto contento della scelta dell’ambientazione, ovvero la strada, il Museo all’aperto, elemento che dà il senso della contaminazione e della convivenza”. Un fil rouge, quello delle contaminazioni fra popoli, che ha legato questa manifestazione alla riunione che poco prima il Sindaco aveva tenuto in Comune con i Rom che attualmente vivono nel Palazzetto dello Sport di Casali e con le associazioni sociali che li sostengono. “Vedo in queste opere un legame magico con la danza – ha concluso Occhiuto – un contatto evidente con diverse espressioni artistiche”. E sulla diversità dei materiali delle 17 sculture di Peyser in mostra a Cosenza, si è soffermato in particolare Enzo Bilotti, prosecutore del percorso inaugurato dal compianto fratello Carlo Bilotti, fondatore del Museo all’Aperto Bilotti.  “Le saldature grezze delle opere di Peyser – ha affermato Enzo Bilotti che, nota curiosa, ha compiuto gli anni nel giorno di questa inaugurazione – simboleggiano le ferite del popolo ebraico e ci danno l’impressione di ballare una danza misteriosa finendo poi per animarsi”. La mostra di Peyser è suddivisa in due sezioni: la prima prevede una serie di opere esposte su corso Mazzini nell’area conclusiva del Mab, mentre la seconda include altre sei opere esposte al pian terreno della casa comunale.


La mostra di Justin Peyser nella città dei Bruzi terminerà nella Giornata della memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto (il 27 gennaio) e darà modo di approfondire la conoscenza di una minoranza etnica presente a Cosenza fin dal XIII secolo che, come ha ricordato lo stesso Enzo Bilotti durante il suo intervento, è un passaggio che tutt’oggi viene testimoniato dal nome del quartiere U’ Cafaruni, da Cafarnao, centro dell’antica Giudecca.




Local Genius
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14 novembre 2012

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