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Cosenza preziosa. Maestri e opere dell’arte orafa: una mostra fino al 30 gennaio

Previsti laboratori orafi a partire dall’8 gennaio 2013. Esposti i gioelli che ornavano le donne degli Enotri

Cosenza Preziosa: uno dei gioielli esposti (particolare)

Cosenza Preziosa: uno dei gioielli esposti (particolare)

E' stata inaugurata venerdì 21 dicembre, alle ore 17.00, presso il Museo delle Arti e dei Mestieri di Cosenza, ubicato nel cuore del centro storico della città capoluogo in Corso Telesio n. 17, la Mostra temporanea “Cosenza preziosa. Maestri e opere dell’arte orafa”, che rimarrà fruibile per oltre quaranta giorni fino al 30 gennaio 2013, dando sfoggio della migliore produzione del settore orafo del territorio cosentino e non solo. La mostra è stata inaugurata con il presidente Mario Oliverio, gli Assessori Provinciali alla Cultura Maria Francesca Corigliano e alle Attività Produttive Mario Caligiuri. Hanno partecipato la Soprintendenza per i Beni storico-artistici ed etnoantropologici, la Soprintendenza ai beni archeologici della Calabria, i Direttori dei musei archeologici di Cosenza e Serra D'Aiello e dei musei diocesani di Cosenza e San Marco Argentano, del museo del Parco Nazionale della Sila, di San Giovanni in Fiore e di Vaccarizzo che hanno concesso in prestito le opere, gli orafi della provincia di Cosenza, l'artista orafo Fausto Maria Franchi di Roma. Nell’ambito della Mostra sono previsti laboratori orafi dall'8 gennaio fino al termine della stessa.
Per info e prenotazioni: mam@provincia.cs.it. E' quanto si legge in una nota stampa ufficiale diramata dall'amministrazione provinciale di Cosenza e che riportiamo integralmente. La mostra “Cosenza Preziosa. Maestri e opere dell’arte orafa”, promossa dalla Provincia di Cosenza, intende porsi come un’occasione per ricostruire le lontanissime origini dell’oreficeria meridionale, collocando le opere e i maestri orafi della provincia di Cosenza su un palcoscenico nazionale e in uno spazio senza tempo ove si affiancano i rudimentali gioielli dell’Età del Ferro con le massime espressioni dell’arte contemporanea. Il fil rouge che accomuna contesti tanto lontani sia cronologicamente che semanticamente, è quello della creatività, della funzionalità e delll’autorappresentazione. La produzione orafa della provincia di Cosenza è oggi assai varia e ricca di suggestioni: natura, mondo animale, gemme smalti e coralli sono alcuni dei temi che i valenti maestri propongono. La loro attività si svolge in un continuo dialogo tra il passato e il presente, fra centro e periferia, fra richiamo dell’antico e della mitologia e manifestazioni di lusso, sfarzo e moderne geometrie. La mostra intende esaltarne il valore e l’unicità.


Le opere del passato provengono dai Musei archeologici, dai Musei diocesani della Rete Museale della Provincia di Cosenza, dal Museo del Costume di Vaccarizzo albanese, dal Museo del Cupone del Parco Nazionale della Sila, dal Museo di Pietra Viva (Trentino Alto Adige) e dal Museo demologico e della storia sociale silana di San Giovanni in Fiore (www.retemuseale.provincia.cs.it). Esse dialogano con le pregevoli opere realizzate nei laboratori orafi del territorio provinciale (Cosenza, Rende, Castrovillari, Corigliano, San Giovanni in Fiore, Santa Sofia d’Epiro, Mirto ecc.), con le botteghe di Borgo degli orefici a Napoli e con le poliedriche esperienze degli artisti/orafi Gianpaolo Babetto, Fausto Maria Franchi e Graziano Visintin, tra i principali esponenti della corrente internazionale del “gioiello artistico”, provenienti da Padova e Roma. L’intento che informa la mostra “Cosenza Preziosa. Maestri e opere dell’arte orafa” è quello di considerare ogni singola opera d’arte (e di artigianato d’eccellenza) come emblema di una congiuntura culturale specifica e come segno tangibile di un tessuto sociale limitato nello spazio ma erede di antichissime tradizioni, tentando di annettere nuovi territori e nuove personalità ai più ampi e noti tracciati dell’arte e dell’artigianato nazionale. Il tutto nella consapevolezza che il mondo artistico e artigianale contemporaneo viva nel costante dialogo di tradizione e innovazione, percepibile nelle numerose e ricche sezioni di cui la mostra è composta. Il gioiello ha ormai trasceso dalla sua valenza ornamentale e assurge a opera d’arte. Il Museo delle Arti e dei Mestieri della Provincia di Cosenza lo propone al pubblico, trasferendo ai visitatori l’operosità dei maestri orafi con l’esperienza dei laboratori artigiani. Sarà possibile visitare la Mostra tutti i giorni e domenica solo su prenotazione.


Anche il Museo dei Brettii e degli Enotri parteciperà alla Mostra, organizzata dalla Provincia, “Cosenza preziosa”, che durerà fino al 30 gennaio. Lo si aprende da una nota stampa successiva diramata dalla stessa Provincia di Cosenza. “Può sembrare strano in una mostra sulla tradizione orafa - dice Maria Cerzoso, direttore del Museo - ritrovare degli oggetti che in oro non sono. Tuttavia si è ritenuto interessante esporre quelli che, pur non essendo in oro, costituivano i gioielli delle donne di una delle popolazioni più antiche della Calabria, gli Enotri. Si tratta di oggetti, per lo più in bronzo, risalenti all’età del Ferro (870-720 a.C.) ritrovati nelle tombe della necropoli di Torre del Mordillo (Spezzano Albanese – CS) nel 1888 e appartenenti alla collezione del Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza. Oggetti del corredo funerario, indossati sul vestito funebre, che nella loro quantità e qualità segnalavano lo stato del defunto e il suo ruolo nella società. Le donne enotrie di Torre del Mordillo erano ornate con sfarzose parures di gioielli: numerose fibule (spille) per fermare i vestiti, di varie dimensioni e formati, ferma trecce, collane, cinturoni di lamina, bracciali, anelli di filo a più giro alle mani e ai piedi, pendagli di catenelle, o a forma di disco o del tipo “a xilofono”. 
Particolarmente presenti sono anche le perle di pasta vitrea, ma soprattutto di ambra, la resina considerata dagli antichi “pietra” preziosa e magica, da cui ricavare preziosi gioielli e amuleti. Questi esposti sono solo significativi esemplari dei ricchissimi corredi delle 230 tombe di Torre del Mordillo, attualmente fruibili presso il Museo dei Brettii e degli Enotri, che tuttavia rendono l’idea di quella che fosse la cultura artigianale dell’Età del Ferro in Calabria ed il gusto estetico delle donne enotrie nella scelta degli ornamenti personali, per alcuni versi già molto “moderni” e anticipatori, in alcuni elementi decorativi, della ricca tradizione artigianale successiva”. Il Museo darà la possibilità anche ai visitatori della mostra di visionare il video “L’amore riscoperto”, che sarà proiettato su un monitor nei pressi della vetrina con i reperti, video che è uno dei fiori all’occhiello del Museo dei Brettii e degli Enotri.




Local Genius
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23 dicembre 2012

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