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Cultura del vino e i mercati: le etichette della Calabria al Vinitaly edizione 2012

A tu per tu, a Verona, con i protagonisti della vitivinicoltura regionale e con le loro autonome proposte. Cresce la capacità di internazionalizzazione

Fortunato e Pasquale Iuzzolini, nel loro stand al Vinitaly...

Fortunato e Pasquale Iuzzolini, nel loro stand al Vinitaly 2012, assieme a un ospite inglese (al centro)

A tutto Bacco! L’economia nazionale del vino corre e macina risultati positivi a dispetto della crisi dei mercati mondiali. Vengono così ripagati gli sforzi coraggiosi di alcuni decenni, compiuti prima di tutto dalle Aziende che hanno saputo innovarsi nel rispetto profondo delle tradizioni, che hanno creduto nella qualità dei marchi, che hanno puntato sulla piena valorizzazione dei rispettivi brand e dei territori, senza ovviamente dimenticare i continui progressi in termini di eccellenza del prodotto. In Calabria, come tutti sanno, si può fare molto di più e meglio per potenziare l’economia e la cultura del vino. Grazie a “Local Genius” accenneremo ad alcuni degli aspetti, non ultimi quelli di natura promozionale e relativi al marketing territoriale, che hanno caratterizzato la presenza della nostra regione a quest’ultima edizione del Vinitaly (25-28 marzo 2012). Partiamo da un punto, senz’altro imprescindibile: a Verona si è respirata un’aria complessiva di grande motivazione, di voglia di fare per il futuro, di impegno a fondo per far sì che il pianeta vino, e più in generale quello dell’agroalimentare italiano, si rafforzino ulteriormente sui mercati mondiali. I dati presentati durante il convegno introduttivo (vedi apposito articolo sull'argomento, nella sezione Servizi Speciali, ndr) sono stati entusiasmanti, nonostante una crisi che ha letteralmente devastato altri comparti produttivi, forse eliminandoli per sempre dalla scena.  “In Italia il mondo che ruota intorno al prodotto vino – ha spiegato Ettore Riello, presidente di Veronafiere - ha generato nel 2011 un fatturato diretto di 10 miliardi di euro, con un export pari a 4,4 miliardi nel 2011 (+12% sull’anno precedente), dei quali 1,3 provenienti dal Veneto. L’Italia detiene una quota di mercato mondiale del 22%: Stati Uniti, Germania, Regno Unito i nostri primi importatori in valore. Le aziende sono 384 mila, pari al 23,5% del totale delle imprese agricole italiane per 700 mila occupati diretti che arrivano a 1,2 milioni con l’indotto primario”. Come dire: lo tsunami che sta flagellando posti di lavoro e imprese non ha in alcun modo intaccato il business della vitivinicoltura che, anzi, è cresciuto. Siamo di fronte, pertanto, a una grandissima opportunità di sviluppo anche per la Calabria, terra di vitigni autoctoni che hanno radici millenarie, nonché, molto spesso, di vini caratterizzati da peculiarità uniche, originali, distinguibili, affascinanti, capaci di aggredire nicchie di mercato che potrebbero garantirci spazi di commercializzazione, certo piccoli, ma fondamentali se non addirittura strategici.

 

Al Vinitaly la Calabria, quest’anno, si è presentata con quattro distinti momenti: l’area espositiva di Unioncamere e della Regione; l’ottimo progetto “Reggio Calabria provincia enoica” messo in campo dall’Amministrazione provinciale della Città dello Stretto; il lancio della nuova Doc-Dop “Terre di Cosenza” a cura della Camera di Commercio del capoluogo bruzio; il consistente pacchetto di cantine, in genere le più grandi e affermate, che continuano a puntare su una presenza gestita in proprio (ne citiamo diverse, correndo ovviamente il rischio di dimenticarne qualcuna: Librandi, Ceraudo, Iuzzolini, Statti, Lento, Ippolito 1845, Zito, Caparra & Siciliani, Enotria, Spadafora, Ferrocinto della famiglia Nola, Tenuta dei Baroni Capoano …). Quest’ultimo fenomeno, che indica ovviamente un preciso convincimento da parte di autorevoli produttori circa l’utilità, allo stato almeno, di continuare a preservare una propria personale proposta, la dice già lunga su quanto lavoro si debba ancora fare, a livello regionale, sui fronti della programmazione e della progettazione. L’unitarietà dell’immagine del vino calabrese non deve essere di certo un totem, ma potrebbe rivelarsi vantaggiosa per tutti qualora si decidesse di far confluire risorse finanziarie, idee, degustazioni professionali, eventi di promozione e comunicazione e iniziative di marketing territoriale in un unico adeguato contenitore. Ogni cantina potrebbe così avvantaggiarsi di una, definiamola così, spiegazione unica della Calabria dal punto di vista geografico, storico, culturale, umano, folklorico, agroalimentare e, per quanto concerne in maniera più specifica i vini, dei terroir, delle doc, dei microclimi, delle tecniche di allevamento delle viti, della distribuzione delle realtà produttive e della loro consistenza.

 

Partendo da questi presupposti, e ragionando sempre in termini positivi e propositivi, ci dichiariamo assolutamente scevri da quelle inutili polemiche che potrebbero essere finalizzate, magari inconsapevolmente, solo a distruggere quel poco di buono che pur esiste. Spazio, al contrario, alle critiche costruttive. Se i soggetti istituzionali che governano il territorio riuscissero, da subito, con il pieno coinvolgimento delle Aziende, a pensare al modo in cui presentarsi ai Vinitaly 2013 e 2014, senz’altro si compirebbero dei grandi passi in avanti. Si ricordi che, già alcuni giorni dopo la kermesse, le diverse Cantine sono state chiamate a prenotare e confermare gli spazi espositivi del prossimo anno e che pertanto, logica vuole, un forte intento programmatorio potrebbe dare i propri pieni frutti a partire dal 2014 in poi. Si riuscirà nell’intento? Forse sì, forse no. Qualche dubbio lo abbiamo perché viviamo da troppi anni in una regione difficile e non sempre in grado di dare il meglio di sé. Quando facciamo questi ragionamenti, ovviamente, non siamo così sciocchi da imputare le responsabilità di ciò che accade a singoli soggetti, siano essi istituzionali o privati. Tentiamo soltanto, peraltro scoprendo l’acqua calda, di fotografare una situazione di oggettivo ritardo che la Calabria segna rispetto a molte altre regioni d’Italia, utile solo a richiamare tutti alla necessità sempre più pressante che abbiamo di fare sistema, di fondere gli sforzi, anche positivi, in atto, o comunque di coordinarli e di renderli parte di un unico grande progetto di sviluppo.

 

Torniamo al Vinitaly appena conclusosi a Verona. Questo servizio, assieme a quelli dedicati (vedi altri servizi, ndr) alla buona prova offerta dal progetto “Reggio Calabria provincia enoica”, alla Camera di Commercio di Cosenza, a Unioncamere e alla Regione, dà voce ai numerosi operatori che hanno esposto al di fuori degli spazi collettivi e quindi autonomamente. Tra i padiglioni della gigantesca esposizione scaligera, che quest’anno è migliorata in molti aspetti, primo tra tutti quello dell’area stampa ridisegnata secondo standard europei, abbiamo incontrato quasi tutte le aziende calabresi. Dal maestro Nicodemo Librandi, le cui osservazioni acute e puntuali vanno sempre tenute presenti, all’attento Alberto Statti, attivo anche nella veste di presidente di Confagricoltura Calabria, e presente con il dinamico fratello Antonio Statti costantemente all’opera nello stand. Pasquale Iuzzolini, in compagnia dell’intraprendente padre Fortunato e dell’attivissima sorella Rosa, ha esordito con un ampio stand completamente dedicato alla sua crescente realtà vitivinicola: spazio moderno e ben concepito, armonioso e frequentato, come testimoniano anche le fotografie pubblicate a corredo dell’articolo, da tecnici ed esperti di livello internazionale. Primo impatto con la dimensione autonoma anche per la cantina Tenuta dei Baroni Capoano di Cirò Marina, con l’intraprendente Massimiliano Capoano molto intenzionato a farsi strada: stand d’angolo ben visibile e arioso. Due rapide chiacchiere anche con Luigi Nola, delle Cantine Ferrocinto di Castrovillari: il consueto approccio serio, composto e competente. Un ritorno alla nobile realtà della vitivinicoltura cirotana e al poderoso Gaglioppo con Valentino Zito e con il fratello Francesco, entrambi impegnati nell’azienda di famiglia: stand completamente rinnovato e ideato con eleganza, notevole visibilità del marchio aziendale, positività e pragmatismo, con un sorriso che non guasta mai. Restando a Cirò Marina, non poteva mancare l’ormai tradizionale saluto alla Ippolito 1845, con Vincenzo Ippolito e Gianluca Ippolito: sempre al lavoro, stand azzurro denso di ospiti, un sorso di “160 Anni” tanto per ricordare, a quanti chissà perché hanno qualche dubbio, che l’autorevolezza del Gaglioppo può misurarsi ad ogni livello. Una lunga passeggiata, poi, con Roberto Ceraudo che ogni tanto si allontana dal delicato regno di Strongoli per parlare direttamente al mondo dei suoi prodotti. Roberto è, tra l’altro, un esempio di come sia stato possibile ricavare con intelligenza una propria nicchia, dialogando e collaborando con realtà produttive di altre regioni italiane.

 

Una tappa alle Cantine Enotria rappresentate dall’esperto, arguto e accorto Gaetano Cianciaruso, presidente del Consorzio di tutela Vini Doc Cirò e Melissa, è sempre utile per capire e conoscere qualche cosa in più sulla realtà vera. Due pacche sulle spalle e qualche battuta con l’inesauribile Giuseppe Ippolito, della cantina Du Cropio di Cirò Marina: due etichette davvero particolari, che parlano di territorio, il Don Giuvà e il blend Serra Sanguigna. Una stretta di mano con Giansalvatore Caparra della Caparra & Siciliani, e un pensiero al tempo tiranno che ci ha impedito di salutare altri amici, conoscenti e protagonisti della sempre più variegata e apprezzabile vitivinicoltura calabrese. All’intraprendente ed esperto Salvatore Lento, ed alle volitive figlie Daniela e Manuela, abbiamo potuto solo inviare un saluto. Tempo tiranno! Nel complesso le cantine calabresi hanno dimostrato straordinaria voglia di fare, positività nell’approccio, capacità organizzative e anche voglia di investire, peraltro in una situazione generale non certo ottimale. Pensate solo se tutte queste singole e straordinarie presenze potessero, ovviamente senza limitare la sacra libertà di ognuno, essere comprese in una visione unica del territorio di provenienza e delle sue caratteristiche vitivinicole. Il nostro viaggio nell’edizione 2012 del Vinitaly si è concluso con una breve chiacchierata nel salottino dello stand Caffo. Nuccio Caffo ci ha parlato, tra l’altro, dell’ultima proposta della sua rinomata azienda di Limbadi: l’aperitivo Mezzodì con tutte le sue possibili declinazioni di cocktail. Sebastiano, detto Nuccio, che svolge con passione anche il ruolo di presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria della Calabria, è protagonista assieme al padre Pippo Caffo di successi di marketing quali l’Amaro del Capo e il Liquorice, ovviamente dominanti, anche nelle grafiche, alla kermesse veronese.

 

Nel corso di appuntamenti espositivi di livello internazionale, qual è appunto il Vinitaly, le imprese comprendono come la comunicazione integrata e il marketing siano alcuni dei pilastri fondamentali sui quali costruire il successo dei prodotti. Anche sul piano della comunicazione professionale, com’è ovvio, non si improvvisa nulla! Nel mondo, hanno spiegato proprio a Verona, quasi una bottiglia su quattro acquistata e bevuta “parla” italiano.  Per consolidare e migliorare questo primato, si è detto, sono fondamentali strategie vincenti di comunicazione e di marketing. Il messaggio, anche per la Calabria, è chiaro! Local Genius, con la necessaria modestia, vuole proporsi alla stregua di uno strumento serio, qualificato, attendibile, al servizio della crescita e dello sviluppo che partano dal valore aggiunto dei territori, dalle loro storie e culture, dal loro codice genetico, dalla loro anima. Molti vini calabresi, anche perché a base di rari vitigni autoctoni, hanno un’identità così spiccata e particolare da meritare attenzione sul piano globale. Numerose cantine e tanti vigneti sono inseriti armoniosamente in contesti dai connotati così unici da contribuire a disegnare, tanto per usare un termine ormai di moda, terroir di straordinario impatto e interesse. E’ da queste consapevolezze, e dalla piena e intelligente valorizzazione delle stesse, che dobbiamo partire per rilanciare il vino calabrese trasformandolo in un asset primario della nostra economia.




Local Genius
www.localgenius.eu
26 luglio 2012

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