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E’ sempre più difficile fare agricoltura in Italia, tra fisco e costo del lavoro

Confagricoltura e Cia, dopo gli ultimi dati Istat sulla fiducia delle imprese, chiedono politiche adeguate ed efficaci a favore delle imprese agricole e alimentari

Campi agricoli, foto d´archivio

Campi agricoli, foto d'archivio

Mentre in generale aumenta il clima di fiducia delle imprese sugli ordini e sulle attese di produzione, non aumenta quello della grande distribuzione alimentare. Lo sottolinea Confagricoltura in relazione alle analisi dell’Istat, diramate il 30 gennaio 2013, sul sentiment degli imprenditori e dell’Ismea sulla Gdo alimentare. E' quanto si legge in una nota stampa ufficiale diffusa da Confindustria nazionale il 30 gennaio 2013, e che riportiamo integralmente. Resta da comprendere il sentiment delle imprese agricole nazionali che (nonostante una tassazione sempre più alta ed un reddito sempre più basso) stanno sensibilmente accentuando - prosegue Confagricoltura - il processo di integrazione e di internazionalizzazione per compensare, con l’export, la flessione del mercato nazionale agroalimentare (testimoniato pure dalla sfiducia della Gdo). “Come imprenditori non possiamo permetterci di essere sfiduciati  – commenta il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – ma chiunque andrà al governo dovrà mettere in agenda il rilancio dell’agroalimentare e dell’agricoltura con adeguate politiche di sviluppo che, fino ad oggi, sono mancate. Serve un maggiore impulso  per ricerca, sviluppo, innovazione e internazionalizzazione”.


Risale il clima di fiducia delle imprese italiane, ma non in agricoltura. Se a gennaio ricomincia a crescere il “sentiment” economico del tessuto industriale del Paese, non si può dire lo stesso delle campagne, dove prevale il pessimismo sul futuro. Lo afferma nel frattempo la Cia, Confederazione italiana agricoltori, sempre in merito ai dati diffusi dall’Istat. E' quanto si legge in una nota stampa diramata da Cia il 30 gennaio 2013, e che riportiamo integralmente. Nel 2012 il settore primario ha perso 17 mila imprese, che sono crollate sotto il peso della crisi, dell’aumento dei costi e dell’assenza di misure di sostegno adeguate - ricorda la Cia - e anche l’anno nuovo si è aperto con prospettive “nere” e giudizi negativi. Il fatto è che oggi il mondo agricolo è sotto pressione, schiacciato prima di tutto dai rialzi delle spese di produzione, che in un anno sono cresciute il doppio dei prezzi praticati sui campi, vanificando di fatto ogni possibile guadagno - osserva la Cia -. Soltanto i costi per i carburanti sono cresciuti nel 2012 del 4,5 per cento, contro un incremento medio annuo dei prezzi dei prodotti agricoli del 2,1 per cento. Ma il settore perde forza e vitalità anche per colpa dell’Imu, con un aumento stimato di 130 milioni di euro solo per il gettito dei terreni agricoli - continua la Cia - mentre il “credit crunch” raggiunge livelli insostenibili, con tre aziende su cinque che denunciano difficoltà enormi nell’accesso a finanziamenti e prestiti. Anche creare nuova occupazione diventa dispendioso per gli imprenditori agricoli: in Italia le aliquote a carico del datore di lavoro per l’assunzione di manodopera sono pari al 35 per cento circa - evidenzia la Cia - contro il 12 per cento del Regno Unito, il 13 per cento della Francia o il 15,8 per cento della Spagna. E’ chiaro che tutto questo non aiuta ad avere fiducia nelle prospettive del Paese - conclude la Cia - anzi demoralizza e abbatte. Ecco perché la prossima legislatura dovrà immediatamente affrontare i problemi del settore primario, partendo proprio dalla riduzione delle accise e della pressione fiscale e contributiva a carico delle aziende. D’altra parte, l’agricoltura è un elemento centrale della struttura economica e occupazionale dell’Italia, una garanzia per la tutela del territorio e dell’ecosistema.




Local Genius
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31 gennaio 2013

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