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Europa e Italia in agonia! Il nuovo anno? C’è poco da sperare: così si va a picco!

La storia avrebbe dovuto impedirci errori già commessi

di: Massimo Tigani Sava - direttore di Local Genius

La statua bronzea dedicata ad Augusto nel centro di...

La statua bronzea dedicata ad Augusto nel centro di Augusta, in Baviera. Un simbolo di un'Europa e di un Mediterraneo che, sotto l'Impero Romano, ebbero una visione unitaria

Non siamo alla fine del mondo, come qualche forzata interpretazione del Calendario Maya voleva lasciar intendere, ma alla fine di un’epoca senz’altro sì. Anche il 2012 si è chiuso con una generale incapacità, da parte del sistema politico italiano ed europeo (cui c’è da aggiungere la prolungata e spesso interessata cecità delle classi dirigenti nel loro complesso), di leggere i tempi. La mancanza di analisi serie, dovuta a superficialità, o ad ignoranza storica condita con ipocrisie, opportunismi e degenerazioni di ogni tipo, continua a nascondere a milioni di persone la verità. Mentre la crisi economica sta producendo disastri sociali che, di anno in anno, si appaleseranno in tutta la loro devastante gravità, la politica persevera in modo irresponsabile e colpevole in una recita che sta aggiungendo solo danni al cataclisma già in atto. Non vogliamo essere catastrofisti, ma solo lucidi osservatori di quello che accade. Né, nell’interpretare i fatti che abbiamo davanti agli occhi, possiamo limitarci a guardare entro i confini della nostra città o della nostra regione. Occorre, inevitabilmente, misurarsi in una dimensione europea e mondiale.


La globalizzazione è prima di tutto concatenazione di eventi, rafforzamento dei rapporti tra causa ed effetto in dimensione planetaria. Non facciamola lunga, però, e andiamo al sodo. L’Occidente europeo, con il mezzo miliardo scarso di abitanti di cui dispone, peraltro con un’età media molto avanzata, è investito da diversi concomitanti tsunami. Elenchiamoli in modo schematico: a) 2,5 miliardi circa di agguerriti Asiatici (Cina, India, Corea…), in modo assolutamente inaspettato rispetto alle solite teorie economiche tanto premiate quanto puntualmente smentite, sono entrati con le loro regole, i loro ritmi e i loro valori nell’economia di mercato; b) la finanza e la concentrazione dei capitali, seguendo un processo di progressiva accumulazione nato dopo la Seconda Guerra mondiale, hanno raggiunto dimensioni talmente enormi che, al cospetto, i bilanci degli Stati nazionali di stampo ottocentesco appaiono dei fuscelli d’erba. Lo stesso Marx avrebbe avuto i brividi; c) l’evoluzione scientifica e tecnologia nel campo dell’informatica ha contribuito non solo a mutare profondamente gli assetti dell’economia e dei mercati, ma ha generato un nuovo “mostro” che stiamo sperimentando in tutta la sua dimensione antidemocratica: un’informazione tutt’altro che libera in grado di canalizzare e orientare movimenti d’opinione a seconda degli interessi contingenti di quanti la controllano. E' stata inoltre inventata la ghigliottina mediatica, una nuova potente arma che distrugge le persone sul piano morale e sociale, prima che su quello fisico! d) l’altra faccia della medaglia del “grande fratello” è il controllo e la gestione, mai possibile fino ad ora, di masse enormi di dati sulle vite delle persone (satelliti, carte di credito, telefonia, motori di ricerca, social network...). Tutto è tracciato, registrato, conservato, analizzato. Da chi e con quali finalità? e) il mercato globale annienta le uniche vere risorse spendibili di un’Europa e di un Mediterraneo ormai destinati a soccombere: identità, culture, territorialità, tradizioni, stili di vita.


Solo governanti ipocriti o intellettualmente disonesti possono venderci la frottola di una crisi che starebbe per passare. E solo economisti molto poco attendibili possono immaginare che le più volte sperimentate politiche del rigore (peraltro ci chiediamo: rigore per chi?) potranno rigenerare contesti sociali che meritano ben altre e profonde cure. La storia ci insegna che solo rarissimamente l’Europa ha avuto una visione unitaria dei problemi. In maniera completa è accaduto solo con la nascita dell’Impero Romano. In modo parziale, da Carlo Magno in poi, con i sempre ostacolati tentativi del Sacro Romano Impero nato dalle ceneri dei Cesari. La stessa storia, invece, ci ha lasciato in dote molti esempi di cecità assoluta messi in mostra da eleganti e sofisticati governanti europei. Gli errori delle perbeniste diplomazie continentali sfociarono negli orribili massacri della Prima e poi della Seconda Guerra Mondiale. Quello che vedo oggi assomiglia molto di più al secondo degli scenari che ho appena descritto, che non al primo, quando Roma dominava dalla Spagna al Danubio e dal Vallo di Adriano all'Asia Minore.


Gli epigoni di politiche nazionali che sono, ormai, i deboli fantasmi della gloria di un tempo, continuano a tirare di fioretto mentre incombe la tragedia finale. Vedo una politica tedesca sempre ferma al concetto di Grande Germania, piuttosto che di Grande Europa. Una Francia rimasta aggrappata al mito della superiorità di Napoleone (magari ce ne fosse disponibile uno oggi della sua statura e del suo coraggio!). Ve la ricordate l’aria di sufficienza di Sarkozy quando affrontava i temi della governance europea? Constato che il Regno Unito è sempre figlio di Elisabetta Prima ed è propenso a giocarsi un’autonoma partita con l’ex Colonia Americana. E poi soffro per un’Italietta eternamente divisa, in cui il meglio viene sempre e solo dall’economia reale, dal genio e dalla cultura. Un’Italietta incapace di scegliere (e delegare) leader forti e adeguati, lacerata da capetti poco rappresentativi o più o meno legati con questa o quella potenza straniera, governata male e amministrata peggio. L’Italietta dei mille comuni soffocati dai reciproci egoismi, delle gelosie e dei veti incrociati, della politica politicante. L’Italietta descritta esattamente cinque secoli fa (nel 1513) da Machiavelli nel Principe. Un nord (guardate la politica odierna della Lega) che non supera i tempi delle lotte tra Pisa e Firenze, o tra Venezia e Milano. Una Roma fortemente influenzata da alcune logiche del Vaticano. Un sud mai uscito dalle lotte intestine figlie della Magna Grecia e sempre infestato di feudatari più o meno rapaci, più o meno criminali.


Ora qualcuno si chiederà: ma è tutto così buio e nero? Non si salva proprio nessuno? No, qualche positività c’è, anche in politica e nelle istituzioni, ma purtroppo non prevale in modo netto e non diventa sistema. Un altro riuscitissimo sport del Belpaese è il tiro al bersaglio contro i più meritevoli o i meglio attrezzati e dotati. Pensateci un po’: cinquecento anni fa la lucidità dell’analisi di Niccolò Machiavelli avrebbe anche potuto guidare le azioni di politici illuminati, ma il suo pensiero fu tutt’altro che assimilato. Prevalsero logiche opposte e Machiavelli morì, nella solitudine del disinteresse e della povertà, lasciando un’Italia peggiore di quella che era riuscito a fotografare. L’anno in cui fu sepolto (1527) i Lanzichenecchi saccheggiarono orribilmente Roma. Chiudiamo questo ragionamento d’inizio anno con un appello alla necessità immediata di riforme radicali, precedute da rivoluzioni di pensiero che devono essere tanto ampie quanto è immensa la portata delle emergenze da risolvere. Occorre individuare politiche nazionali e locali, in un quadro globale, capaci di agire su nodi nevralgici: lavoro, produzione, fisco, credito, formazione, servizi agli individui e alle famiglie, previdenza. E' indispensabile costruire e proteggere assetti economici e sociali più adeguati e congeniali per un’Europa e un’Italia che stanno di fatto morendo. Come avrete notato queste verità non le dice nessuno e verifichiamo solo tentativi di gestione, più o meno ammantati di prestigio, di un’agonia che non dovrebbe sfuggire a nessun attento osservatore. Un’agonia che, alla fine del percorso, ci regalerà un’Europa senza più Europei e un Mediterraneo senza più speranze, depredati della propria identità, della propria cultura, della propria storia. Sveglia! Guardate che qui non si salverà nessuno!




Local Genius
www.localgenius.eu
1 gennaio 2013

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