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I Parlamentari Ue: sia obbligatorio l’uso del marchio d’origine per i beni importati da paesi terzi

La risoluzione è stata adottata per alzata di mano con procedura del tipo: non legislativa. Argomento strategico per il futuro di molte produzioni europee!

Fave di cacao fotografate al Salone del Gusto di Torino,...

Fave di cacao fotografate al Salone del Gusto di Torino, edizione 2012

Secondo il Parlamento europeo, l'Unione deve rendere obbligatorio l'uso del marchio d'origine per i beni importati da paesi terzi. Gli eurodeputati hanno reiterato la loro domanda giovedì 17 gennaio 2013, durante un dibattito in plenaria e in una risoluzione. Dopo aver criticato la decisione della Commissione di ritirare il regolamento sul "made in" proposto, che aveva ricevuto il forte sostegno del Parlamento nel 2010, gli eurodeputati hanno chiesto una nuova proposta. E' quanto si legge in una nota stampa ufficiale diramata dal Parlamento Europeo il 17 gennaio 2013. Cristiana Muscardini (ECR, IT), relatrice per il dossier legislativo sul "made in", durante un dibattito con il Commissario per il commercio Karel de Gucht, ha detto: "Il mercato globalizzato porta sviluppo solo se le regole sono comuni e condivise". Con riferimento all'esistenza di norme sul marchio d'origine in paesi concorrenti come Brasile, Cina e USA, Muscardini ha detto: "L'Europa non può dirsi giusta verso i propri cittadini se non è capace di difenderne i diritti" approvando le stesse norme o chiedendone l'abrogazione nei paesi competitori, e ha chiesto un incontro con Commissione e Consiglio per superare l'impasse. Poiché gli Stati membri non sono riusciti a mettersi d'accordo sull'indicazione del paese d'origine obbligatoria per i prodotti importati nell'UE, quali abiti, scarpe e gioielli, la Commissione - prosegue la nota stampa - deve esplorare altre strade per garantire "condizioni di parità tra le imprese dell'UE e i loro concorrenti dei paesi terzi" e la tutela dei consumatori, chiede il Parlamento. Solo un'etichettatura con l'indicazione del paese d'origine di un prodotto può garantire una scelta informata da parte dei consumatori, affermano i deputati, che pertanto chiedono alla Commissione di proporre un nuovo testo in tal senso. I deputati sottolineano infine che nell'UE non si applicano norme comuni sull'attestazione di origine delle merci importate, ad eccezione di determinati casi nel settore agricolo e che paesi quali Brasile, Canada, Cina e Stati Uniti già impongono tale obbligo su alcuni prodotti. La risoluzione è stata adottata per alzata di mano. La procedura è stata del tipo: risoluzione non legislativa.


Local Genius, giornale delle identità territoriali, invita tutti i consumatori, le aziende, i produttori, e gli stessi lavoratori di tantissime imprese a comprende quanto questo argomento sia strategico e, contemporaneamente, quanto venga sottovalutato dalla maggior parte della politica nazionale. In un mercato in cui non è obbligatorio indicare in etichetta l'origine dei beni importati da paesi terzi, è ovvio che a risultarne danneggiati sono quelle realtà, come l'Italia, che possono vantare produzioni identitarie e d'eccellenza in tanti settori, a partire dall'agroalimentare, all'enogastronomia, all'artigianato. Ponetevi una domanda semplice: perché non si vuole, o almeno, grandi poteri non vogliono, che diventi assolutamente obbligatorio, per ogni tipologia di merce, l'uso del marchio d'origine per i beni importati da paesi terzi? A chi conviene questa negazione di quello che, a tutti gli effetti, sarebbe solo e semplicemente un diritto fondamentale di tutti i consumatori: disporre di un'etichetta trasparente e poter decidere in modo consapevole come spendere? Si rifletta su questo argomento, perché è strettamente connesso alla conseguenze devastanti della crisi economica che stiamo vivendo.




Local Genius
www.localgenius.eu
18 gennaio 2013

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