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Il Magna Grecia Life Style: una proposta positiva al mondo globalizzato

Partendo da radici storiche antichissime, si può trovare una risposta sostenibile alla necessità di programmare sviluppo e nascita di posti di lavoro

di: Massimo Tigani Sava - Direttore responsabile di Local Genius

Roccelletta di Borgia, nel parco archeologico di Scolacium,...

Roccelletta di Borgia, nel parco archeologico di Scolacium, Golfo di Squillace (Catanzaro)

Osservare, capire e cambiare rotta. Superare gli schemi del passato e gli indugi del presente, e sconvolgere prospettive altrimenti negative. La globalizzazione dei mercati che, assieme all’incessante evoluzione tecnologica, sta sovvertendo gli assetti economici e sociali del Pianeta, nonché lo stato ormai cronico di crisi in cui versano l’Italia e il Mezzogiorno in particolare, richiedono delle vere e proprie rivoluzioni copernicane. Occorre, in buona sostanza, ribaltare dal profondo luoghi comuni e metodi di analisi, comprendendo che le radici, l’identità, il dna, l’anima di una terra e di un popolo non sono limiti da abbattere, contesti superati da colonizzare, bensì energie vitali, occasioni di crescita e di sviluppo, valori aggiunti inestimabili perché unici, inimitabili, autentici, veri. Accettare e utilizzare il meglio di se stessi non vuol dire, ovviamente, rinunciare a priori a miglioramenti che però, se imposti e non metabolizzati, creano disagi e disfunzioni piuttosto che benefici, magari perché si fermano in superficie e trasmettono di sé solo la forma e non la sostanza. Pensiamo alla costa jonica che, dalla Sicilia alla Puglia, lungo Calabria e Basilicata, si estende per centinaia di chilometri. Politiche quasi sempre miopi, ma anche un meridionalismo datato, l’hanno confinata nella dimensione perdente dell’area sottosviluppata e in fortissimo ritardo infrastrutturale. Ne deriva un’immagine assolutamente ingiusta e stereotipata, infarcita spesso di retorica e di demagogia da un lato, ma anche di supponenza e di atteggiamenti neocolonialisti dall’altro.

 

La Costa Jonica italiana, storia e sensazioni uniche 

Sul piano strettamente geografico la costa ionica italiana parte da Capo Passero, estrema punta sud orientale della Sicilia, in provincia di Siracusa, e arriva a Punta Palascia o Capo d’Otranto in Puglia, provincia di Lecce, che rappresenta il luogo situato più a est della nostra splendida Penisola. Risalendo dalla Trinacria verso il Salento si toccano ben dieci province (Siracusa, Catania, Messina, Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone, Cosenza, Matera, Taranto e Lecce) e alcuni grandi golfi: quello di Catania, di Squillace e di Taranto. La costa jonica non dispone, al contrario di quella tirrenica, di una linea ferroviaria elettrificata. Per centinaia di chilometri, e con tempi di percorrenza ottocenteschi, vi scorre una monobinario intervallato da una miriade di stazioni e stazioncine di cui molte in disuso. E lungo la costa jonica non c’è neanche un’autostrada, così come un sistema portuale tale da assicurare forme di navigazione, anche interne, moderne, rapide e tecnologicamente avanzate. Un classico caso, quindi, di sottosviluppo, almeno a giudicare dalle infrastrutture primarie, alcune delle quali, come nel caso della famosissima “Statale 106”, dispongono ormai di ampia letteratura e nutritissima bibliografia. La mancata industrializzazione di quest’area del Paese, però, per decenni misurata come emblema di una mancata crescita, al giorno d’oggi si rivela alla stregua di un’opportunità straordinaria. La carenza di ciminiere e la limitatissima presenza di aree industriali dismesse e inquinate, hanno lasciato in eredità, dove la mano dell’uomo non si è resa responsabile di cementificazioni selvagge, di chilometri e chilometri di luoghi incontaminati, sani, intatti: spiagge candide, mare azzurro, colline verdeggianti, boschi quasi allo stato primitivo, paesaggi mozzafiato. E poi tanta acqua pulita ed aria tersa da respirare a pieni polmoni, a fronte di centri urbani ipertrofici che hanno danneggiato, forse irrimediabilmente, finanche l’atmosfera. Al giorno d’oggi la produzione manifatturiera di massa si sposta in altri continenti e la crescita incessante della popolazione determina l’aumento esponenziale del fabbisogno di prodotti agricoli ed alimentari. Ma c’è di più. Il fenomeno, spesso devastante, della globalizzazione dei mercati tende a standardizzare e ad omologare tutto, finanche gli stili di vita e ciò di cui ci nutriamo. Tutto si concentra e si ingrandisce. Ma queste forme di appiattimento, contro le quali non abbiamo alcun pregiudizio di natura ideologia, lasciano spazi enormi alle produzioni tipiche e d’eccellenza, all’unicità delle specialità, alle espressioni più autentiche e portatrici di tradizioni radicate nei millenni. I gusti, i sapori, i profumi, le sensazioni straordinarie che ancora può offrire la “sottosviluppata” area jonica si propongono come un’opportunità assolutamente sottovalutata di crescita economica e di creazione di posti di lavoro, in un’ottica peraltro di sviluppo sostenibile e verde.

 

Uno stile di vita a misura d'uomo

La costa jonica italiana è stata la culla della civiltà occidentale. I popoli che la abitarono prima della colonizzazione ellenica e poi lo splendore della Magna Grecia hanno lasciato tracce indelebili e hanno influenzato il pensiero dell’intera umanità. Siracusa, Reggio, Locri, la Crotone dell’immenso Pitagora e della sua Scuola, Sibari, Metaponto e Taranto: le metropoli dell’antichità, ricche e potenti, popolate da filosofi, artisti e intellettuali fanno ancora sentire, a distanza di oltre 2.500 anni, la propria voce. La stratificazione di culture che ha caratterizzato, dall’espansione di Roma in poi, in una sintesi originale e non ripetibile in laboratorio, le vicende umane della Costa Jonica, ha lasciato un’eredità immensa: stili di vita a misura d’uomo, linguaggi complessi, genialità, tecniche produttive e di lavorazione, un varietà agroalimentare e una gastronomia che possono essere poste senz’altro ai vertici mondiali, beni storici e artistici di incomparabile pregio. Si pensi, solo per citare alcuni dei numerosissimi esempi possibili, alla incredibile ricchezza dei parchi e dei reperti archeologici, o alla varietà di vitigni e cultivar di olive autoctoni. Il Teatro greco di Siracusa, i resti dei Templi di Locri, Capocolonna, le Tavole Palatine, i Musei Archeologici di Reggio, Crotone e Taranto: in poche centinaia di chilometri un patrimonio immenso che consente di dialogare con la storia. Oppure le sensazioni uniche e irripetibili del Nero d’Avola, del Gaglioppo o del Primitivo di Manduria, o la fragranza degli oli extravergine di oliva generati a base di Nocellara Etnea, di Carolea o di Leccese. Ma che dire poi delle mille varietà di formaggi, di salumi, di dolciumi, di pasta e di prodotti da forno, di mieli, di funghi, di frutta fresca, di pesce. E poi l’esplosione di profumi e di essenze, come quella magica del bergamotto.

 

Marketing territoriale: se un Treno Lento dello Jonio...

Perché parlare, allora, di una terra povera e derelitta, quando disponiamo delle ricchezze più ambite, di un petrolio che non sporca e non inquina, di miniere d’oro e di diamanti che non richiedono alcuna forma di sfruttamento, ma che anzi, tra terra, sole, acqua e aria pretendono un giusto equilibrio tra uomo e natura, una simbiosi perfetta tra antropizzazione e sviluppo sostenibile, una visione armonica dell’esistenza e della convivenza. Eccola la rivoluzione copernicana di cui parlavamo. Invertire una dimensione ultrasecolare di arretratezza e di emarginazione, per rilanciare e ricostruire partendo da se stessi, da quello che si ha e che si può dare, dai propri modi di vivere che non ignorano la solidarietà vera, l’amicizia e il rispetto dell’altro, così come l’integrazione e il culto dell’ospitalità. La Costa Jonica è un territorio ricco di risorse naturali e umane che hanno un valore immenso, che meritano di essere opportunamente valorizzate e promosse, che hanno bisogno di credere in se stesse, che non devono confondere le pur corrette esigenze di cambiamento e di rinnovamento con la cancellazione delle proprie origini, con l’annullamento di sentimenti e di ideali forti, con lo sradicamento, con la mistificazione della modernità ad ogni costo, imposta e non digerita, causa di lacerazioni senza ritorno. Siamo giunti, così, all’idea del Treno Lento dello Jonio. Solo un monobinario poco adatto al trasporto interno? Bene! Trasformiamolo in una potente arma di marketing territoriale, in un attrattore di intelligenze provenienti da tutto il mondo, in un modo nuovo e non industriale di proporre turismo alla scoperta di ciò che già esiste (e che rischia peraltro di essere diluito o perduto) e non di ciò che bisognerebbe costruire. Il Treno Lento dello Jonio, che dai suoi finestrini fa ammirare l’azzuro mare di Ulisse, può raccontare almeno tremila anni di storia, può accompagnarci a scoprire tesori dell’umanità intera, può presentarci delizie agroalimentari ed enogastronomiche, può spiegarci le antiche tecniche di lavorazione dei tessitori o dei ceramisti. Il Treno Lento dello Jonio non è solo una metafora, che se colta nel modo più intelligente può impressionare ogni angolo del mondo, ma può significare economia e lavoro, per dodici mesi all’anno, peraltro coinvolgendo reti di imprese e singole aziende, ristorazione e ricettività alberghiera, presìdi culturali e attività ricreative e di intrattenimento. Ma il Treno Lento dello Jonio può anche avere una funzione pedagogica nei confronti della gente che vive in quattro delle più belle regioni d’Europa, popolate di centri storici in cui, ancora, dopo millenni, si può ascoltare il silenzio, o di località costiere cullate dalla risacca del mare.

 

L'eredità della Magna Grecia, radici nobili 

Questa società editoriale ha fatto proprio il marchio Jonici. Magna Grecia Lifestyle. Jonici è al tempo stesso un luogo geografico e un luogo dello spirito. Jonici è la migliore risposta alla frenesia di una globalizzazione incontrollata, allo smarrimento di troppi individui divorati dal consumismo più sfrenato, alla confusione e al rumore fine a se stesso. Le stazioni del Treno Lento dello Jonio sono fatte di culture e di persone, prima che di muri e di tettoie. “L’Uomo è la misura di tutte le cose” sentenziò il filosofo Protagora di Abdera che il grande Pericle, “inventore” della democrazia ateniese, scelse per redigere la costituzione di Thurii, nuova colonia fondata dopo la distruzione della lussuosa e sfarzosa Sibari, nel V secolo a.C. E Thurii, rispondendo pienamente alle ampie visioni di Pericle, fu una colonia panellenica, aperta al nuovo e alla modernità, a partire dagli assetti urbanistici. Lo stile di vita magnogreco lo si può riscoprire nelle manifestazioni più semplici della dimensione jonica, magari in un pranzo domenicale trascorso tra amici e parenti, quando i piatti della tradizione raggiungono l’apice della bontà, e i sentimenti e i legami umani sono considerati la ricchezza più grande. Lo stile di vita magnogreco rifugge lo stress, è guidato dallo spirito prima che dalla mente, sente su se stesso il peso delle generazioni che lo hanno preceduto, dalle quali si sente persino giudicato e dalle quali eredita il senso del dovere e del sacrificio. Il Treno Lento dello Jonio per non dismettere i preziosissimi binari della nostra memoria.




Local Genius
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27 luglio 2012

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