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In Italia a San Valentino acquistati circa 13 milioni di fiori, per 70 milioni di euro complessivi di spesa

La Cia fa il punto della situazione e solleva il problema dell’import di diverse specialità da Paesi Extra Ue


Con la crisi gli italiani perdono un po’ l’animo romantico. Così, complice anche il freddo e il gelo, si preparano a festeggiare un San Valentino di “austerity”. Il 14 febbraio infatti ci saranno meno uscite al ristorante e più cene casalinghe e soltanto una coppia su due si scambierà regali. Ma niente gioielli e vestiti, l’unico omaggio che resiste è quello floreale, scelto da quasi il 40 per cento degli innamorati. Lo afferma la Cia, Confederazione italiana agricoltori, in una nota stampa diramata il 13 febbraio 2013, e che riportiamo integralmente. Secondo le nostre stime, il 14 febbraio saranno acquistati circa 13 milioni di fiori - osserva la Cia - soprattutto rose (oltre 10 milioni, cioè l’80 per cento delle vendite floreali complessive), ma anche tulipani, orchidee e lilium. Ma la fascia di prezzo scelta sarà quella più economica, compresa tra i 5 e i 10 euro, con una spesa al consumo che si attesterà in totale intorno ai 70 milioni di euro. Per l’acquisto ci si rivolgerà al fioraio sotto casa (65 per cento), mentre un altro 30 per cento comprerà i fiori ai mercati rionali o ai banchetti allestiti per l’occasione da ambulanti.


Il vero rischio, però, è che ad essere acquistati - prosegue la nota stampa ufficiale - saranno fiori “stranieri” in due casi su tre. Questo perché -sottolinea la Cia - i costi energetici sono arrivati a livelli insostenibili (+7,9 per cento in media nel 2012) e molti floricoltori italiani hanno quindi scelto di non produrre nell’anno o di limitare i “tagli” invernali, visti i rincari per il riscaldamento delle serre. Il maltempo, poi, ha dato un’ulteriore batosta al settore, tra produzioni danneggiate e consegne rallentate dai vari blocchi della circolazione. La conseguenza è che aumentano a dismisura, soprattutto in occasioni come San Valentino, le importazioni “selvagge” da Paesi extracomunitari come Thailandia, Colombia, Etiopia, Ecuador e, per le rose, Kenya. Ma la qualità del ‘prodotto Italia’ -rimarca la Cia - va differenziata e valorizzata rispetto al prodotto importato, che ha prezzi inferiori sia perché gode dell’esenzione parziale o totale dei dazi, sia perché ha un costo della manodopera bassissimo, sia perché non è tenuto agli stessi obblighi sanitari (passaporto verde, gassificazione del prodotto) che hanno invece le merci europee quando vengono esportate oltre i confini comunitari.




Local Genius
www.localgenius.eu
14 febbraio 2013

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