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La filiera del Gaglioppo: il ruolo dei Librandi nella Calabria vitivinicola

Edizione 2012 del Viticoltore d’eccellenza di Cirò. Con la giuria tra vigne e grappoli. Il progetto Euvite

di: Massimo Tigani Sava - Direttore responsabile di Local Genius

Nicodemo Librandi fotografato tra le vigne di Cirò Marina...

Nicodemo Librandi fotografato tra le vigne di Cirò Marina (22 settembre 2012). Tutte le foto in Gallery

Vigneti, viti e vini? Non solo. La giornata vissuta a stretto contatto con la filiera del Gaglioppo, che è stata pensata, organizzata e alimentata dalle Cantine Librandi di Cirò Marina, uno dei tratti più suggestivi della costa jonica crotonese, ha detto tante altre cose. In una bellissima giornata di sole di una seconda metà di settembre che a queste latitudini, e nel cuore del Mediterraneo, ha una luce che incanta e avvolge, abbiamo accompagnato la giuria dell’edizione 2012 del Viticoltore d’eccellenza di Cirò, incamminandoci tra filari e grappoli quasi pronti per la vendemmia. Quanti significati, quante emozioni e sensazioni uniche, quanti messaggi più o meno diretti inviati a quella Calabria che, invece, in un’Italia molto disorientata, non ha alcuna voglia di cambiare, che non comprende, come sostiene Local Genius, di possedere qualcosa di molto più importante e prezioso del petrolio.


Andiamo per ordine. Partiamo dalla dimensione economica e agroalimentare dell’iniziativa organizzata dalle Cantine Librandi, oggi confluita nel progetto Euvite. Il vino calabrese, con i suoi vitigni autoctoni, con una nobilissima storia che lo colloca come prima sponda occidentale dell’arte di Bacco giunta dall’Egeo, in Italia e nel mondo è a tutti gli effetti una nicchia. Ecco un termine di confronto che non lascia adito a dubbi. Secondo i dati Istat 2011, il Belpaese ha prodotto quasi 29 milioni di ettolitri di vini Docg, Doc e Igt (esattamente 28.653.090). Di questi oltre 7 milioni sono a carico del solo Veneto, che si attesta al 24,85% della produzione di vini italiani di qualità. L'Emilia Romagna è al 13,86% con i suoi 3,97 milioni di ettolitri. La vicina Puglia al 10,47% con quasi 3 milioni di ettolitri. E la Calabria? Focalizziamo questo dato molto orientativo: 92.085 ettolitri che corrispondono ad appena lo 0,32% della quantità totale nazionale. Una goccia nell'oceano, che però può essere preziosa e appetita. Le nicchie, com’è noto, hanno ragione di esistere e possono generare profitti e lavoro solo se esprimono qualità, o addirittura eccellenza, e poi identità, personalità e autenticità, se sanno trasmettere quel patrimonio di saperi e sapori che, nei millenni, le hanno generate e preservate dall’omologazione. La famiglia Librandi, rappresentata come sempre dai fratelli Antonio e Nicodemo, nonché dalle nuove dinamiche generazioni, ha avuto il merito di aver plasmato, di certo con buona dose di non comuni sacrifici e tenacia, un sistema di filiera che parte dalla terra per finire alla commercializzazione e all’export. La pregiata casa vinicola calabrese, prima nella regione per quantità prodotte e per livello di internazionalizzazione, dispone di grandi vigneti propri ma, anche per valorizzare appieno una condizione di notevole frazionamento della proprietà nell’area Doc, ha coagulato attorno a sé un centinaio di produttori di Gaglioppo. Assistenza tecnica, condivisione del progetto, miglioramento qualitativo continuo e conferimento sicuro delle uve sono alla base di una filiera nell’ambito della quale 43 dei soggetti protagonisti sono confluiti nell’associazione I Vignaioli del Cirò, presieduta da Francesco Porti.


“Apriamo una parente…” avrebbe detto a questo punto il geniale Totò allo scrivano Peppino. Francesco Porti, più volte vincitore della competizione, conduce e “ama” – ci sia consentita questa espressione – uno straordinario vigneto in contrada Feudo di Cirò Marina. I filari guardano perpendicolarmente la vicinissima spiaggia e l’azzurro mare di Ulisse: uno spettacolo della natura, dell’agricoltura sostenibile, dell’arte della vigna che diventa esaltazione del paesaggio (si veda la galleria fotografica associata a questo articolo, ndr). La filiera del Gaglioppo significa lavoro condotto con programmazione e con criteri scientifici, massima salvaguardia di tradizioni e culture, capacità, in una terra devastata dall’individualismo esasperato, di stare assieme, di condividere percorsi, di proporsi obbiettivi in modo unitario e coeso. Una giuria poliedrica, coordinata da Diego Tomasi, ricercatore del Cra (Centro per la ricerca in viticoltura di Conegliano Veneto), ha esaminato i vigneti di 18 produttori in gara (vedi approfondimento in calce all’articolo, ndr). Dieci i criteri adottati, per ognuno dei quali i giurati potevano esprimere un voto da 1 a 10: Impatto estetico-paesaggistico del vigneto; Terroir e gestione del suolo; Forma di allevamento; Potatura invernale (carica di gemme/ceppo); Gestione della chioma al verde; Produzione e uniformità del ceppo; Qualità dell’uva (colore, omogeneità della maturazione, grandezza del grappolo, grossezza dell’acino); Qualità sensoriale dell’uva; Sanità dell’uva (marciumi e tignola); Danni alla chioma da avversità parassitarie e climatiche. Il compito di selezione e votazione non è stato semplice, considerata la bravura dimostrata nel complesso dai partecipanti al concorso, ma soprattutto l’evidente passione e dedizione al lavoro dimostrata da tanti viticoltori spesso in età matura o addirittura anziani.


Quattro i riconoscimenti assegnati nel corso di questa quinta edizione del Viticoltore d’eccellenza di Cirò: Salvatore Mezzotero, vigna Feudo, premio speciale della giuria per il lavoro in vigna (uno straordinario e arzillo ultraottantenne ancora capace di gestire, quasi da solo e con ottimi risultati, due ettari di vigneto); terzo classificato Nicodemo Parrilla, vigna Feudo, proprietario e coltivatore di un vigneto impiantato 42 anni fa; seconda postazione del podio per Raffaele Sicilia, vigna Feudo, con particolare riferimento alla positiva gestione del metodo di coltivazione antico e tradizionale: l’alberello; sul gradino più alto Antonio Santoro, vigna Santa Venere, per il quale è stato segnalato l’impegno a tenere in vita l’alberello in una dimensione di storicità del vigneto. Si noterà, subito, come la giuria abbia tenuto in particolare considerazione, nell’esprimere le proprie valutazioni, il forte radicamento di vignaioli e vigneti nel dna e nell’anima del territorio. Una componente del terroir, quest’ultima, che considera come vantaggi competitivi l’identità, la stratificazione ultramillenaria di saperi non imitabile e non delocalizzabile; la conservazione di tecniche di coltivazione antiche, selezionate nei secoli in una logica molto darwiniana (ci fa piacere ricordare la sottolineatura di Diego Tomasi circa la potatura con peculiare taglio sul diaframma); il rispetto del paesaggio e la simbiosi con esso; il rapporto indissolubile, al fine di realizzare un buon vino, tra uomo e terra, tra coltivatore e vigna. Avendo seguito personalmente questa indimenticabile giornata, abbiamo potuto constatare come i singoli vignaioli conoscessero ceppo per ceppo i loro filari, e avessero piena cognizione e consapevolezza, al di là degli aspetti legati al profitto, di svolgere una funzione alta e nobile. Gran parte di questi meriti vanno ascritti alla potente iniezione di fiducia e motivazione partita dalle Cantine Librandi che sovrintendono, in un territorio ad altissima vocazione vitivinicola, una filiera che funziona.


Le nostre parole avranno via via fatto comprendere come dagli aspetti prettamente economici e agroalimentari dai quali siamo partiti, siamo approdati a qualcosa di molto più grande e fondamentale, che poi significa civiltà, modelli e stili di vita prescelti, strategie di sviluppo e di crescita, risposta alla domanda che tutti, a partire da governi e parlamenti, in una fase di crisi strutturale e persistente, si stanno ponendo: ma cosa vuole fare l’Italia nel mondo globale, di cosa si vuole occupare, che intende produrre, cosa pensa di vender al mondo, quale spazio pretende di ritagliarsi nella competizione planetaria? Difficilmente riusciremo, dopo i tanti errori e le colpevoli sottovalutazioni degli ultimi decenni, a piazzare le nostre auto a tedeschi, cinesi e indiani. Sarà forse impossibile ridiventare una potenza industriale nel senso più ottocentesco del termine. Sarà improbabile scalzare le posizioni ormai consolidate dei tedeschi o delle tigri asiatiche. E allora, come sostiene Local Genius, riprendiamoci la nostra storia, immettiamoci sul cammino tracciato dai millenni, trasformiamo la Penisola in un giardino di delizie, fatto di arte, cultura, archeologia, paesaggi, natura, campi coltivati, eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche, stili di vita a dimensione umana. Esaltiamo e trasformiamo in economia, in buona sostanza, tutto ciò che fino ad ora, anche per ignoranza, abbiamo lasciato in secondo o terzo piano, sprecando risorse finanziarie ingenti per inseguire progetti dannosi e inconcludenti. Da Cirò Marina, tra mani che parlano di lavoro serio e grappoli di Gaglioppo, è partito un messaggio che molti dovrebbe ascoltare e condividere.


Ed ora una leggerissima nota critica, anche per non correre il rischio di offrire al lettore un ameno quadro bucolico che è lungi dalle nostre intenzioni, davvero improntate, invece, con spirito molto pragmatico, a indicare soluzioni possibili ai bisogni impellenti della società in cui viviamo. Il convegno pomeridiano, che pur ha messo in luce valide professionalità ed esperienze, nelle prossime edizioni potrebbe essere concepito con un altro tipo di strutturazione. L'occasione, ad esempio, potrebbe essere sfruttata per inviare messaggi forti e chiari, per formulare poche ma ben definite richieste al legislatore o ai governi, per sottoscrivere documenti di sintesi che lascerebbero ancora di più il segno. Ci fermiamo qui, con un delicato passaggio dialettico e nel pieno rispetto del lavoro di tutti, e quindi senza alcuna intenzione polemica, ma solo per segnalare, in spirito assolutamente costruttivo, che anche questi momenti possono avere maggiore sintonia con la forza espressiva dell'intera giornata di lavori. In ogni caso abbiamo colto la profondità di diversi interventi e ci riserviamo, in successivi articoli, di riassumerne il contenuto. Nel corso del confronto a più voci da segnalare, tra l'altro, e fuori dalla scaletta programmata, l'appassionato saluto di Antonio Librandi, caratterizzato da un potente richiamo ai valori che accompagnano il dispiegamento di una filiera tanto complessa e articolata, e le sempre puntuali riflessioni di Nicodemo Librandi che non manca mai di ricordarci che in fondo, al di là delle parole, contano le opere realizzate.


Dulcis in fundo i quadretti conviviali, fatti di degustazioni di pregiati vini e di tesori del territorio, anch'essi figli di un senso dell'ospitalità che non ha pari. Salvatore Murano, in arte Max, cirotano anch’egli, ha messo in mostra le potenzialità della sua squadra. Le bottiglie stappate sono state quelle di Librandi, dell’azienda vinicola Malaspina di Melito Porto Salvo (provincia di Reggio Calabria), della Cantine Statti di Lamezia Terme (provincia di Catanzaro) che assieme alle case vinicole Marini di San Demetrio Corone e Serracavallo di Bisignano (entrambe della provincia di Cosenza) sono soci fondatori del progetto Euvite. Al termine di questo lungo resoconto ci fa piacere menzionare qualche volto noto incontrato nell’arco dell'intensa giornata: Nicola Cilento, produttore di clementine nella Sibaritide e membro della giunta nazionale di Confagruicoltura; Pietro Lecce, della mitica La Tavernetta di Camigliatello Silano; Vincenzo Pepparelli, presidente della Camera di Commercio di Crotone e Donatella Romeo, segretario generale della stessa; Rocco Zappia, docente dell’Università di Agraria di Reggio Calabria, esperto di vitivinicoltura; Alfonso Dattolo, capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale, che spesso incontriamo nell’ambito di iniziative di promozione agroalimentare del territorio crotonese; Alberto Statti, presidente di Confagricoltura Calabria e protagonista di Euvite; Sarino Branda, direttore di Confindustria Cosenza; Carmine Maio, sindaco di Carfizzi; Saveria Sesto, presidente dell'associazione L'Alberto della Vite di Lamezia Terme (Cz); Marisa Gigliotti, di Slow Food Calabria. Presenti, nel pomeriggio, assieme ad autorità civili e militari, colleghi giornalisti e produttori vitivinicoli, anche i vertici dell’assessorato regionale all’Agricoltura: l’assessore Michele Trematerra; il direttore generale del Dipartimento, Giuseppe Zimbalatti; Maurizio Nicolai, autorità di gestione del Psr; il dirigente del settore promozione, Giacomo Giovinazzo.


Il cronista ha il compito primario di raccontare, cercando il più possibile di mantenersi freddo e distaccato. Ma si ha anche il dovere, peraltro in un quadro generale non sempre confortante, di attribuire i giusti riconoscimenti a chi lo merita. La filiera del Gaglioppo collegata alle Cantine Librandi è un modello da imitare!



Approfondimento

Viticoltore d'Eccellenza di Cirò: 18 i partecipanti. I nomi della giuria

Galleria Fotografica
Local Genius
www.localgenius.eu
23 settembre 2012

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