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Prodotti agroalimentari Dop, Igp e Stg: Italia leader in Europa. Nel 2012 raggiunta quota di 248

La Cia commenta il rapporto presentato a Roma da Qualivita e Ismea. Cresce il consumo delle specialità certificate, come nel caso del Parmigiano Reggiano

Il Pane di Altamura Dop, uno dei gioielli...

Il Pane di Altamura Dop, uno dei gioielli dell’agroalimentare pugliese. Immagine realizzata a Cibus Parma, edizione 2012 (foto di repertorio)

L’Italia resta salda al comando della classifica europea delle produzioni certificate, che crescono a un ritmo sostenuto che non ha pari in nessun altro Paese Ue. In un solo anno lo Stivale ha guadagnato altri nove riconoscimenti, passando dalle 239 certificazioni registrate al 31 dicembre 2011 alle 248 attuali. Si tratta di un primato che conferma ulteriormente l’eccellenza delle produzioni “made in Italy” rispetto ai nostri competitor più agguerriti. Francia e Spagna ci seguono, infatti, ma a notevole distanza: Parigi si ferma a 192 riconoscimenti e Madrid a 161. Lo afferma la Cia, Confederazione italiana agricoltori, in occasione della presentazione del decimo rapporto Qualivita e Ismea. E' quanto riporta una nota stampa ufficiale della Cia, diramata il 17 dicembre 2012, e che riportiamo integralmente (si legga anche il servizio che indichiamo con il link sottostante, ndr). D’altra parte - sottolinea la Cia - il segmento dei prodotti italiani “garantiti” ha un rilevante peso di mercato. Il giro d’affari legato alle produzioni Dop e Igp arriva a 12 miliardi di euro l’anno, di cui il 34 per cento legato all’export. Ma anche “in casa” le cose vanno piuttosto bene: mentre i consumi alimentari crollano dell’1,5 per cento sotto il peso della crisi, il segmento delle produzioni certificate è assolutamente anticiclico, trascinato in alto dalle performance stupefacenti del Parmigiano Reggiano (con un fatturato in crescita del 15 per cento sul 2011) o del Grana Padano (+7 per cento). Anche a Natale le famiglie non rinunceranno a Dop e Igp. Si taglierà piuttosto su regali (-9 per cento) e vacanze (-4 per cento) ma non sulla tavola (+0,9 per cento), dove non mancheranno certo i prodotti di qualità certificata, dai formaggi (che rappresentano quasi il 58 per cento delle Dop e Igp) ai salumi e agli ortofrutticoli. Senza contare che, per esempio, nell’85 per cento dei “pacchi-dono” regalati alle feste c’è almeno una bottiglia di vino a denominazione d’origine. Tutto questo, però, non deve distogliere l’attenzione dal fatto che oggi oltre l’80 per cento del fatturato totale del comparto è legato ancora a poche denominazioni, tra cui appunto il Parmigiano, il Grana, il Prosciutto di Parma e quello di San Daniele. Per questo -osserva la Cia - ora è necessario sviluppare le tante certificazioni meno conosciute ma suscettibili di forte crescita, organizzando le filiere e incrementando Consorzi partecipati da tutte le componenti produttive, che devono poter intervenire anche nella programmazione della produzione (attualmente possibile solo per il settore lattiero-caseario). Tanto più che  adesso il “Pacchetto Qualità”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità europea (GUCE), rafforza le tutele almeno in Ue ed amplia l’orizzonte della qualità regolamentata includendo prodotti di montagna, prodotti di fattoria, prodotti delle isole.


Sulla necessità di difendere il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano di qualità certificata si legga anche: http://www.localgenius.eu/lotta-alla-contraffazione-dei-gioielli-agroalimentari-italiani-priorit-assoluta-1350.htm




Local Genius
www.localgenius.eu
18 dicembre 2012

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