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Riso, crollo dei prezzi. Gli agricoltori italiani chiedono una giusta remunerazione

Coldiretti: i prezzi del risone hanno subito un calo del 33,4%, ma sugli scaffali sono rimasti quasi invariati. Perdita stimata in 115 milioni nell’ultimo anno

Il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo alla...

Il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo alla manifestazione in difesa della risicoltura italiana (immagine allegata alla nota stampa ufficiale)

“Gli agricoltori devono vendere oggi ben tre chili di risone per pagarsi un semplice caffè a causa di speculazioni e inganni che colpiscono le risaie nazionali e danneggiano i consumatori. E’ quanto emerge dal Dossier “#SosRisoItaliano” elaborato dalla Coldiretti che ha denunciato l’aumento di cinque volte dei prezzi dalla risaia alla tavola nel corso della mobilitazione dei coltivatori, i quali hanno lasciato le campagne delle principali regioni di produzione per manifestare davanti al Ministero delle Politiche agricole”. Lo si legge in una nota stampa ufficiale della Coldiretti diramata il 13 aprile 2017, e che riportiamo integralmente.
 
 
“I prezzi del risone italiano - sottolinea la Coldiretti – da dicembre hanno subito un crollo del 33,4% mentre sugli scaffali dei supermercati sono rimasti pressoché stabili con un danno per i consumatori ed una perdita per i produttori stimata in 115 milioni di euro nell’ultimo anno. Il risone italiano viene pagato tra i 32 ed i 36 centesimi al chilo per l’Arborio, e dai 33 ai 38 centesimi al chilo per il Carnaroli, mentre le varietà che arrivano dall’Asia vengono pagate ad un prezzo che è circa la metà di quanto costa produrle in Italia nel rispetto delle norme sulla sicurezza alimentare e ambientale e dei diritti dei lavoratori, secondo il Dossier della Coldiretti”. “L’Italia – continua la Coldiretti - è ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 237mila ettari coltivato da 4263 aziende, per una produzione di 1,58 miliardi di chili, con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali, ma la situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro di oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera”. “La produzione nazionale - sostiene la Coldiretti - sarebbe più che sufficiente per coprire i consumi interni ma si preferisce speculare sulle importazioni low cost ad alto rischio perché è possibile spacciare il riso straniero per italiano a causa della mancanza di un adeguato sistema di etichettatura”. “Secondo la consultazione on line promossa dal Ministero delle Politiche Agricole, ben l’81,5% degli italiani vuole conoscere in etichetta l’origine del riso che acquista” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “occorre colmare il ritardo accumulato ed avviare la procedura nazionale prevista dall’Unione Europea per arrivare al più presto all’obbligo di indicare la provenienza, al pari di quanto avverrà per il latte e derivati dal 19 aprile 2017 e di quanto sta per avvenire per il grano e la pasta”.




Local Genius
www.localgenius.eu
14 aprile 2017

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