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Scandalo carne di cavallo, Coldiretti e Cia alla Ue: etichette siano trasparenti

Confagricoltura, che invita a perseguire ogni frode alimentare, evidenzia che la carne equina è ottima e che i controlli europei sugli alimenti funzionano bene

Carne di cavallo fotografata in una macelleria equina al...

Carne di cavallo fotografata in una macelleria equina al mercato di Torino (foto d'archivio)

"Una media di uno scandalo alimentare all’anno ha segnato l’inizio del secolo, dalla mucca pazza all’aviaria, dal latte cinese alla melamina a quello tedesco alla diossina, dalla mozzarella blu al batterio killer nei germogli di soia fino alla carne di cavallo nei ravioli. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della decisione della Nestlè di ritirare dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo Buitoni, dopo che sono state rinvenute tracce di Dna di carne di cavallo pari all'1 per cento". Lo si legge in una nota stampa ufficiale diramata da Coldiretti nazionale il 19 febbraio 2013 e che riportiamo integralmente. "Il ritardo dell’Unione Europea nell’adottare misure di trasparenza dell’informazione al consumatore, come l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime utilizzate, ha favorito - sottolinea la Coldiretti - il moltiplicarsi degli allarmi a tavola provenienti dalle diverse parti del mondo. L’emergenza mucca pazza del 2001 - riferisce la Coldiretti - è quella che ha più segnato la filiera alimentare seguita dal 2003 dall’allarme aviaria. Nel 2008 è stata invece la volta della carne alla diossina, a seguito della contaminazione nei mangimi, e del latte alla melamina in Cina. Due anni più tardi (2010) è arrivata la mozzarella blu a spaventare i consumatori mentre nell’estate del 2011 è comparso il batterio killer, che fece salire ingiustamente i cetrioli sul banco degli imputati". "In tempi lontani – continua la Coldiretti -, si ricorda la vicenda del metanolo nel 1986 che ebbe un vero effetto purificatore nel settore del vino e che favorì un processo di qualificazione del settore che ha portato il Made in Italy a primati mondiali. La globalizzazione dei mercati, a cui non ha fatto seguito quella della politica, ha portato ad un deficit di responsabilità, di onestà e di trasparenza che ha drammaticamente legittimato la derubricazione del tema cibo fino a farlo considerare una merce qualsiasi, come fosse un aspirapolvere o un frigorifero, con effetti che - continua la Coldiretti - rischiano di provocare una rincorsa al ribasso con effetti drammatici". "Soprattutto in un momento di crisi in cui molti sono costretti a risparmiare sull’alimentazione è necessario garantire trasparenza ai cittadini consumatori e - conclude la Coldiretti - metterli in condizione di conoscere ciò che va sulle loro tavole".


Sull'argomento è intervenuta, anch'essa con una nota stampa ufficiale diramata il 19 febbraio 2013, la Cia, Confederazione italiana agricoltori. "Lo scandalo della carne di cavallo venduta come bovina ha portato anche la Nestlé a ritirare dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo a marchio Buitoni, dopo aver rinvenuto nei lotti tracce di Dna equino. E’ il segno del dilagare dell’allarme in tutta Europa e mette in luce, se ancora ce ne fosse bisogno, le gravi carenze della legislazione comunitaria sulla tracciabilità dei prodotti alimentari". Questo quanto affermato dalla Cia, la cui nota riportiamo integralmente. "Ma la trasparenza della filiera della “materia prima” non si fa soltanto con i test del Dna. I controlli decisi dall’Ue a partire da marzo possono rappresentare una prima risposta allo scandalo, una misura “tampone” per ridare fiducia ai consumatori ed evitare psicosi collettive - sottolinea la Cia - ma certo non risolvono il problema alla radice. Per evitare il ripetersi in futuro di casi del genere, l’unica soluzione strutturale è l’etichettatura d’origine obbligatoria su tutti gli alimenti freschi e trasformati, cominciando proprio dall’estensione dell’obbligo di provenienza per ogni tipo di carne e non più solo quella bovina. Solo in questo modo si possono tutelare tutti i soggetti coinvolti nella vicenda: prima di tutto i consumatori, per i quali la garanzia di sicurezza alimentare è il criterio al primo posto nelle scelte di consumo; poi l’industria agroalimentare, in particolare quella “made in Italy”, visto che tutti i prodotti finora coinvolti nello scandalo, dalle lasagne ai tortelli - conclude la Cia - rievocano l’immagine della cucina italiana, anche se il contenuto ha poco a che fare con gli allevatori e le aziende nazionali".


A conferma dell'importanza dell'argomento, e della straordinaria attualità di tutte le questioni che riguardano l'alimentazione, il 19 febbraio anche Confagricoltura nazionale ha diramato una propria nota stampa ufficiale. Eccola: “La carne equina non fa male, anzi fa bene e viene consigliata in alcune patologie perché ricca di ferro. Ma i consumatori hanno diritto di sapere cosa consumano e se risponde ai loro desideri e necessità. Se si dichiara in etichetta che è carne di manzo ed invece è equina è una frode in commercio”. Questo è quanto ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi "in relazione alle notizie sui prodotti trasformati (dalle lasagne ai tortellini)  in cui si è riscontrata carne di cavallo invece di quella bovina indicata in etichetta". “Il fatto che le frodi vengano scoperte vuol dire che il sistema dei controlli europei funziona a dovere – osserva Guidi -. C’è un monitoraggio costante di quanto viene immesso in vendita, controllato lungo tutte le fasi della filiera, produzione-trasformazione-distribuzione. In questo caso l’allarme non sempre è scattato immediatamente perché ci sono stati comportamenti criminali che hanno impedito che ciò accadesse, come le triangolazioni di carne equina tra vari Paesi”. “Non creiamo nuovi ‘mostri mediatici’, che disaffezionano i consumatori ed anche i buyer, e rischiano di penalizzare i produttori onesti che portano nel mondo il made in Italy di qualità. In questo momento le nostre aziende sono fortemente impegnate nell’export  e l’allarmismo le penalizza – mette in guardia  il presidente di Confagricoltura -. Non c’è nessun pericolo per la salute umana ed i prodotti in vendita sono sicuri. Sia chiaro che questo non vuol dire che chi ha frodato non debba essere punito, al contrario, occorre essere rigorosi e intransigenti”. “I consumatori si attendono garanzie immediate sui prodotti alimentari in vendita. Non quello che si dovrà fare, ma quello che si sta facendo. Dobbiamo dire loro – conclude il presidente di Confagricoltura - che il sistema attuale dei controlli degli alimenti è assolutamente affidabile e sta portando risultati concreti. E dobbiamo dire loro che i controlli saranno ancor più intensificati”.


Per completezza d'informazione si legga, su questo stesso giornale, anche la nota diramata da Assomacellai Confesercenti:
http://www.localgenius.eu/assomacellai-fiesa-confesercenti-la-sicurezza-della-carne-equina-che-non-messa-in-discussione-2129.htm




Local Genius
www.localgenius.eu
20 febbraio 2013

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