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Villa Visconti Borromeo Litta: luogo di villeggiatura dei ‘vip’ di 200 anni fa

Ad agosto Ninfeo, giochi d’acqua, palazzi e serre resteranno aperti al pubblico per un’estate speciale

Immagine allegata alla nota stampa ufficiale

Immagine allegata alla nota stampa ufficiale

“Dove andavano in vacanza i ‘vip’ di Milano (e non solo) duecento anni fa? Ci possiamo tornare ancora oggi per tutto il mese di agosto e lasciarci incantare! Se nei giorni scorsi il video amatoriale sulle “Maldive di Milano” ha fatto il giro della rete diventando virale, non meno virale fu agli inizi dell’800 la notorietà di Villa Visconti Borromeo Litta di Lainate (Mi) come luogo di villeggiatura tanto apprezzato da attirare nobili signori e regnanti alla ‘corte’ dei Litta. I motivi erano, e in gran parte ancora lo sono, infiniti. Ad attrarre i visitatori di ‘sangue blu’ erano senza dubbio la magnificenza dei palazzi, la grandezza dei giardini, le splendide fontane e giochi d’acqua, le meraviglie da scoprire, assaggiare o ascoltare. Qui si pranzava alla francese, si beveva champagne, di degustava cioccolato e caffè, si ascoltava grande musica e ci si lasciava ogni volta sorprendere da oggetti fatti arrivare appositamente da ogni parte del mondo”. Lo si legge in una nota stampa ufficiale del Comune di Lainate diramata il 27 luglio 2017, e che citiamo testualmente.
 
 
“Quello che conosciamo, come citato dallo studioso Giorgio Picozzi in alcune recenti conferenze che traggono spunto da documenti inediti della famiglia Litta – prosegue il comunicato - lo possiamo ricostruire in gran parte dalle ‘uscite di cassa’, ovvero dai pagamenti ai prestatori d’opera a casa Litta. Sappiamo che la data della villeggiatura della famiglia Litta (e di conseguenza l’arrivo di ospiti illustri) non era mai la stessa: a volte tra maggio e giugno, a volte si optava per il mese di settembre. Tutto dipendeva dagli impegni istituzionali e mondani della famiglia a Milano. Il loro arrivo, comunicato all’agente locale che si occupava della Villa, delle terre e giardino, era preceduto da grandi preparativi… Bisognava riaprire casa, togliere tutte le coperture, sciogliere lampadari dai grandi sacchi che riparavano i cristalli dalla polvere… In attesa dell’arrivo dei domestici che partivano da Milano un paio di giorni prima dei signori portando con sé bauli di abiti e oggetti da cui la famiglia non si separava mai. Il viaggio era in carrozze ‘da campagna’ prese a nolo in grado di sostenere il tragitto su strade dissestate. Alle dipendenze dei Litta una quarantina di domestici trattati molto bene: a loro erano assicurati vitto e alloggio, abiti di servizio, garantiti medicinali e spese mediche, oltre alla pensione. A dispetto di quel che si pensi, i Litta dimostrarono sempre grande disponibilità e generosità nei confronti di chi dipendeva da loro. Durante la villeggiatura le cucine erano sempre in piena attività. A tavola si seguiva un cerimoniale formale in ogni dettaglio, anche nella vita famigliare più intima. Rigoroso, ad esempio, era il cambio d’abito da sera, il diritto di precedenza e la disposizione dei posti a tavola. Il maggiordomo sapeva esattamente dove collocare ciascuno per non incappare in ‘crisi politiche’. In base a titolo nobiliare, anzianità, uomo-donna, sposati o nubili. I bambini? Non erano mai ammessi a tavola, nemmeno nell’intimità famigliare se non prima dei 10 anni, mai quando c’erano ospiti. Occorreva che prima imparassero a star seduti non appoggiati allo schienale della sedia, con le braccia accostate al busto, con la perfetta conoscenza della posateria e soprattutto capaci di stare in assoluto silenzio. Ogni mattina il maggiordomo sottoponeva alla signora possibili menù dopo essersi concertato con capocuoco”.
 

“Tutti i prodotti – continuiamo a citare testualmente - arrivavano da Milano, ‘made in Lainate’ solo la panna e il burro perché facilmente deperibili. Sappiamo che pagnottone o veneziane sfornate tutti i giorni erano la base della colazione, per il pranzo cucinava il cuoco formatosi alla scuola parigina oltre alla qualità prestava particolare attenzione anche alla presentazione. Si mangiava carne di manzo e vitello, pollame in grande quantità. Basti pensare che in soli 10 giorni dal 20-30 giugno 1843 furono acquistati 116 tra fagiani, pernici, pollini, anitre e pollastre… 1 kg di tartufi e una gran quantità di funghi. Nel mese di giugno del 1857: 257 galline, polanchette, pollastre… e ancora pesce: trote, scampi, branzino, tinche, agoni, gamberi, anguille e rane. Il caffè era di due tipi: Avana e Moka per le diverse ore della giornata. Il pane (michette e pane grosso) arrivava rigorosamente dall’antico Prestin di via Santa Redegonda a Milano che, su indicazione della famiglia Litta, distribuiva anche ai poveri. Straordinario in casa Litta era il consumo di cioccolato (prima prodotto in casa poi acquistato). Nel 1803 se ne acquistano 112 kg, 208 kili qualche anno dopo. Il vino? Oltre a quello locale, “Crodello” (adatto anche all’invecchiamento), erano di casa i grandi vini francesi da Bordeaux e lo champagne. Le signore bevevano rosolio ovvero vino dolce in vari aromi. I figli del Duca Antonio, Pompeo e Camilla, in vacanza in villa oltre alle fontane e giochi d’acqua, rimangono affascinati dalla stanza delle bestie in cui erano conservati imbalsamati animali d’ogni specie: dalla gru all’ippopotamo, alla zebra, 4 cani razze diverse, dal bufalo all’orso bianco… 305 frutti in cera protetti da campane erano invece nel salone. E ancora c’erano le wunderkammer nei locali annessi alle fontane che conservavano materiali curiosi e stravaganti (1346 conchiglie diverse, pietre dure, pietre laviche…). Fasto e raffinatezza in Casa Litta hanno fatto la storia del saper vivere. Principi e sovrani erano ospiti a Palazzo litta a Milano o a Villa Litta ‘in campagna’. Numerose le feste di ricevimento per “tanti foresti” ospiti del duca. Da citare quella del 15 luglio 1835 per l’onomastico della duchessa Camilla che fu una festa di signori e di popolo. Il giardino era illuminato da centinaia di padellette a delimitazione dei viali e 1010 lampioni appesi in giardino. Il giorno dell’onomastico avveniva la distribuzione dei regali anche ai contadini (attrezzi del mestiere come zapponi, botti, falci, padellini di ferro, cappelli di paglia…). Nel 1841 è documentato che furono sparati 406 fuochi d’artificio e liberato in aria un globo areostatico, nel 1842 460 oltre a colpi di mortaio”.
 
 
“Una villeggiatura a due passi da Milano – informa la nota stampa - che si può ancora assaporare. Ad agosto (ferragosto compreso): infatti Ninfeo, giochi d’acqua, palazzi e serre resteranno aperti al pubblico per un’estate speciale. Questi gli orari di agosto e settembre: Ninfeo e Ghiochi d’acqua sabato dalle 15.00 alle 16.30, sabato sera alle 21.15 e alle 22.00, domenica e festivi dalle 15.00 alle 18.00, da martedì a venerdì alle 16.00; Visite ai palazzi del ‘500 e del ‘700 sabato dalle 15.00 alle 16.00 – visita libera, domenica e festivi dalle 15.00 alle 17.00 – visita libera, da martedì a venerdì alle 16.00 (possibile solo se abbinata a visita del Ninfeo). “E per chi vuole immergersi nelle antiche atmosfere – termina il comunicato -, segnaliamo la Libera rievocazione storica in costume d’epoca al Ninfeo Viaggio nel tempo tra nobili passioni e passatempi (sabato 2 settembre, dalle 17.00 alle 22.00; domenica 3 settembre, dalle 15.00 alle 22.00; venerdì 8 settembre, dalle 21.00 alle 22.30). Un viaggio nel tempo guidato da personaggi in costume d’epoca che condurranno i visitatori in un passato rivisitato e magicamente attualizzato. Ecco allora conti, marchesi, duchi e duchesse, dame e cavalieri muoversi nel Ninfeo, percorrere i giardini e animare la nobile dimora che è pronta, oggi come allora, ad accogliere chi vuole godere delle sue sorprese e delizie”. Per informazioni: www.villalittalainate.it




Local Genius
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29 luglio 2017

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