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Agroalimentare italiano nel mondo, Fava: Lombardia contraria al Ceta, mette a rischio il sistema delle Dop

“Continuiamo a restare abbasta critici e sufficientemente preoccupati. Questa levata di scudi di industria e consorzi ci mette un po’ in difficoltà, ma come istituzione non possiamo non tutelare la componente più fragile, tra produttori e allevatori, che di grossi benefici dall’export non ne hanno mai visti direttamente, almeno per quanto riguarda il prezzo del latte, noi che ne produciamo quasi la metà del totale nazionale”. L’ha detto l’assessore lombardo all’Agricoltura Gianni Fava, intervenendo, il 18 settembre 2017, al dibattito sul Ceta, organizzato in occasione di Cheese a Bra (Cuneo) da Slowfood. Il  ‘Comprehensive Economic and Trade Agreement’, ovvero l’Accordo economico e commerciale globale, è il trattato tra Europa e Canada che da tempo sta facendo discutere governi, piazze, imprese e amministrazioni, prossimo ormai a entrare in vigore in via transitoria. Un confronto a cui era atteso il ministro per lo Sviluppo Economico, Calenda, ma che si è svolto poi tra Lorenzo Bairati, docente presso l’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Cinzia Coduti, Coldiretti; Gaetano Pascale, presidente Slow Food Italia; Monica Di Sisto, Fairwatch; Claudio Voarino, piccolo allevatore e fornitore dei Gruppi d’acquisto solidale; Alessandro Mostaccio, segretario generale Movimento Consumatori; Paolo Tramelli, Ufficio Marketing Estero Consorzio Prosciutto di Parma; Pier Maria Saccani, direttore Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop e Fabio Leonardi, Igor Gorgonzola e in rappresentanza di Federalimentari. Lo si legge in una lancio ufficiale di Lombardia Notizie, agenzia di stampa della Regione Lombardia, datato 18 settembre 2017, e che riportiamo integralmente.


“Un tema - ha ricordato Fava -  su cui il ministro Martina non ha mai preso una posizione ufficiale, un tema che lo riguarda, pur nella consapevolezza che nell’ambito del Ceta la componente in termini assoluti di valore è marginale per l’agroalimentare, circa il 10 per cento delle transazioni, commerciali e non”.  Fava – riporta Lombardia Notizie - ha citato i dati dell’agroalimentare: “Quest’anno ci avviciniamo alla cifra record dell’export, 40 miliardi di controvalore in export, con un incremento del 7,2 per cento su base annua, stimata; dato di luglio, che vuol dire che se questo trend si mantiene sarà così anche a dicembre. Esportiamo in Europa prevalentemente, il nostro mercato principale, per una ragione culturale, di affinità di gusto. Germania e Francia sono i primi sbocchi per noi, ma il terzo è gli Usa, con un volume importante di esportazione. Il Ceta non rappresenta, dunque, solo gli scambi con il Canada, ma è la porta che apre al Nordamerica in generale, e non riguarda solo l’agroalimentare”. “Contemperare differenti esigenze non è semplice - ha proseguito l’assessore -, in questo caso la posizione di Regione Lombardia è netta: il 12 luglio scorso ha deliberato all’unanimità la propria contrarietà al trattato. Il nostro mercato principale resta l’Europa, da 34 anni ormai funziona il sistema delle Dop, che ci ha permesso di affermare il principio nell’ambito del quale ogni Dop può essere tutelata in uno stato membro, e che ha consentito a buona parte dei nostri consorzi impegnati sui mercati esteri di far ritirare partite di prodotto che abusavano del marchio”.
 

“Il sistema delle Dop non può essere smontato, e il Ceta incide pesantemente sulla tenuta del sistema delle Dop - ha rilevato nuovamente Fava -. Si poteva fare meglio, in una logica che ci avrebbe visto più coinvolti; è vero che un dibattito non c’è stato ed è incomprensibile la tempistica e la modalità di approvazione: il nostro parlamento è il primo che ha urgenza di ratificare il trattato. Serve chiarezza, che non c’è stata dal punto di vista politico, per quello attendevo un confronto, anche qui, oggi”. Fava lo ha ribadito: “Non sono mai pregiudizialmente contrario, questo trattato dal punto di vista economico è importante, ma non per la tenuta del sistema di tutela dei prodotti che ci caratterizza e la reciprocità in materia ambientale. Sono convinto che un discreto accordo sia commercialmente meglio che nulla, sposo in questo caso le tesi dei produttori, legittime, ma sono più preoccupato perché in questi 34 anni abbiamo investito molto sul sistema dei consorzi, tenendo la barra dritta su un meccanismo che era il migliore a disposizione. Perché non tutti sono Grana Padano o Prosciutto di Parma: ora sono i soggetti più deboli e più piccoli a temere il Ceta, ma non sono quelli interessati a esportare e tanto meno sono interessati al mercato canadese”. “Tutte le denominazioni hanno diritto di esistere, ma il Ceta non ci dà la sensazione di andare in questa direzione. E’ ancora una volta il tentativo di utilizzare l’agroalimentare come merce di scambio, in un contenitore più vasto, quello che l’Europa può sacrificare, in nome di interessi maggiori in altri settori. Non a caso il tema dell’export dell’agroalimentare interessa noi e non la Romania o altri, che non ‘vivono’ come noi il tema della tutela dei prodotti”. “Il paradosso - ha ricordato Fava - è che questo accordo, che entra in vigore dal 21 settembre in via transitoria e ha bisogno della ratifica di tutti gli stati membri, parta dal paese che, a parte qualche beneficio, soffre di più delle conseguenze per il proprio agroalimentare”. Fava ha sottolineato che “nel trattato c’è dentro di tutto, accordi che prevedono equiparazioni di tipo professionale, non si parla solo di alimentare o industria casearia. Non credo sia un caso allora che solo il mondo dell’agricoltura e delle denominazioni di origine sia quello più in allarme, c’è un mondo di protezioni messe a rischio. Mi auguro che una dialettica maggiore porti a un ripensamento e a una modifica sostanziale dello stesso sui temi che rileviamo. O le Dop valgono in tutto il mondo, oppure accordi internazionali possono risultare per noi molto rischiosi, in questa fase”. 




Local Genius
www.localgenius.eu
20 settembre 2017

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