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Allarme! La contraffazione alimentare crea danni enormi all’Italia agricola. Aumentino i controlli La contraffazione sottrae al Paese oltre 5 miliardi di euro di valore aggiunto, con un impatto negativo sul Pil, prima di tutto quello agroalimentare, visto che si tratta di uno dei settori più colpiti con un giro d’affari del “tarocco” superiore al miliardo. Lo ha affermato la Cia, Confederazione italiana agricoltori, in occasione degli Stati Generali... LocalGenius
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Allarme! La contraffazione alimentare crea danni enormi all’Italia agricola. Aumentino i controlli Ue

Agli Stati Generali tenuti a Milano dure prese di posizione da parte di Confagricoltura, Coldiretti e Cia

L´Italia dei vini di qualità (nella foto...

L'Italia dei vini di qualità (nella foto d'archivio alcune bottiglie di pregio) subisce danni enormi dalla contraffazione

La contraffazione sottrae al Paese oltre 5 miliardi di euro di valore aggiunto, con un impatto negativo sul Pil, prima di tutto quello agroalimentare, visto che si tratta di uno dei settori più colpiti con un giro d’affari del “tarocco” superiore al miliardo. Lo ha affermato la Cia, Confederazione italiana agricoltori, in occasione degli Stati Generali della lotta alla contraffazione. E' quanto si legge in una nota stampa ufficiale diramata dalla Cia il 19 novembre 2012, e che qui di seguito riportiamo integralmente. Per i produttori agricoli che lavorano ogni giorno sull’eccellenza si tratta di un danno economico e d’immagine inaccettabile - spiega la Cia - tanto più che a finire molto spesso nel mirino dei falsi sono proprio i prodotti di qualità regolamentata, le Dop e le Igp, il biologico: cioè quelli che dovrebbero offrire un’assoluta garanzia di sicurezza alimentare, che è il criterio al primo posto nelle scelte di consumo per otto italiani su dieci. Per questo - aggiunge la Cia - non si deve abbassare la guardia sul fenomeno odioso delle contraffazioni, anzi è necessario intensificare ancora la rete dei controlli e inasprire le sanzioni. Senza contare che c’è bisogno di una task-force in ambito Ue per contrastare le falsificazioni alimentari e di un’azione più decisa da parte dell’Europa nel negoziato Wto per un’effettiva difesa delle denominazioni.


Occorre fermare la vendita su internet dei kit miracolosi che promettono di ottenere vini  pregiati in pochi giorni facendo ricorso alle polverine, con grave danno per le più prestigiose Doc italiane. E’ quanto ha chiesto Coldiretti in occasione degli Stati Generali della lotta alla contraffazione, a cui ha partecipato il presidente dell'organizzazione agricola, Sergio Marini. E' quanto si legge in una nota stampa ufficiale diramata da Coldiretti nazionale il 19 novembre 2012 e che qui di seguito riportiamo integralmente. Un popolare sito di e-commerce – denuncia Coldiretti attraverso la nota stampa ufficiale – ha aperto una enoteca on line nella quale, oltre ai vini italiani, vengono commercializzati anche wine kit, le confezioni di vini in polvere che usano impropriamente i nomi di denominazioni protette italiane. A prezzi variabili tra gli 80 e i 40 dollari si possono così – afferma Coldiretti – acquistare kit per produrre bottiglie di vino spacciato per le più prestigiose Doc italiane come il Barolo, Valpolicella, Montepulciano, Verdicchio, Chianti, Gewurztraminer oppure con nomi che evocano il made in Italy come il Tuscany rosso o improbabili miscugli come il Frascati al cocco (white coconut frascati). Un fenomeno che - evidenzia Coldiretti - va fermato con il ritiro immediato dei wine kit dall’intero mercato comunitario, ma anche introducendo regole anti-contraffazione nel mondo dell’e-commerce per tutelare i prodotti made in Italy. “Il vino si fa con l'uva prodotta in vigna e trasformata nella cantina e va eventualmente invecchiato secondo precise regole e non si ottiene certo con le bustine in polvere dalle quali si realizzano miscugli che non hanno neanche il diritto di chiamarsi con il nome del nettare di Bacco - ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini intervenendo agli Stati Generali della contraffazione in corso a Milano -. Per questo abbiamo chiesto alle autorità nazionali di intervenire immediatamente anche attraverso l’Unione Europea per fermare uno scempio intollerabile che mette a rischio con l’inganno l’immagine e la credibilità dei nostri vini piu’ prestigiosi conquistata nel tempo grazie agli sforzi fatti per la valorizzazione di un prodotto che esprime qualità, tradizione, cultura e territorio”. La Coldiretti stima che nei diversi Paesi dell’Unione Europea almeno venti milioni di bottiglie di pseudo vino vengano ottenute attraverso wine kit prodotti in Canada ma anche in Svezia. Nel Paese scandinavo – riferisce la Coldiretti - è stata scoperta una fabbrica che, a Lindome, vicino a Goteborg, produce e distribuisce in tutto il continente e del tutto indisturbata oltre 140mila wine kit all’anno dai quali si ottengono circa 4,2 milioni di bottiglie. I wine kit vengono venduti con i marchi Cantina e Doc’s che fanno esplicito riferimento alla produzione italiana, ma anche ad un marchio di qualità tutelato dall’Unione Europea, e promettono in soli 5 giorni di ottenere in casa vini come Valpolicella, Lambrusco, Sangiovese o Primitivo, per i quali vengono addirittura fornite le etichette da apporre sulle bottiglie. Una evidente anomalia sulla quale si è impegnato ad intervenire anche il vicepresidente della Commissione Agricoltura del parlamento Svedese Bengt-Anders Johansson ai microfoni di Jimmy Ghione della trasmissione Striscia la Notizia. Dopo la denuncia della Coldiretti si è mossa anche la Commissione Europea la quale ha precisato che “i prodotti in questione non possono essere commercializzati utilizzando una denominazione di origine protetta (Dop) o un’indicazione geografica protetta (Igp), nemmeno attraverso una semplice evocazione del nome. Gli Stati membri devono adottare tutti i provvedimenti necessari a prevenire l’uso illecito del nome di una Dop o di un’Igp ritirando dal mercato tali prodotti”.


“La contraffazione comporta un danno all’agroalimentare di 1,1 miliardi di euro. Una vera e propria aggressione alle produzioni del nostro Paese che crea una perdita economica e d’immagine enorme, che vale quasi 40 mila posti di lavoro del settore”. Lo ha detto il delegato per l’Expo e presidente di Confagricoltura Milano–Lodi, Antonio Boselli, intervenendo agli Stati Generali sulla Contraffazione a Milano. E' quanto si legge in una nota stampa ufficiale di Confagricoltura nazionale, diramata il 19 novembre 2012, e che qui di seguito riportiamo integralmente. “La contraffazione – ha spiegato Boselli -  è un fortissimo attacco al sistema agricolo e a tutto l'agribusiness che rappresentano oltre il 15% del Pil del Paese e garantiscono più del 10% dell’occupazione nazionale”. “È difficile difendere l’immagine dei nostri prodotti agroalimentari perché non esiste ancora una legislazione efficace in campo internazionale che consenta una adeguata protezione – ha ricordato il rappresentante di Confagricoltura attraverso la citata nota stampa ufficiale -. Più che di iniziative private, come la costituzione di nuovi marchi nazionali, siamo convinti che l’azione prioritaria di tutte le componenti produttive e istituzionali italiane debba essere l’impegno in ogni sede internazionale, affinché vengano attuati ed ampliati gli strumenti legislativi a tutela delle produzioni agroalimentari”. Per combattere il fenomeno, sarà fondamentale il previsto organismo europeo per la lotta all’agropirateria, che Confagricoltura si augura assuma le caratteristiche di un’agenzia ‘di intelligence’ in grado di effettuare i controlli e perseguire i colpevoli.  Serve anche un intervento, in sede Wto, per tutelare il sistema comunitario delle indicazioni geografiche, degli standard tecnici in campo ambientale e sociale. “Nel settore agroalimentare – ha ribadito Boselli - occorre potenziare anche l’azione informativa sui rischi per la salute dei prodotti contraffatti e sui danni che vengono causati all’economia del nostro Paese”. L’indagine su “La percezione della contraffazione tra i consumatori”, commissionata dalla Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione e realizzata in collaborazione con alcune associazioni dei consumatori, presentata lo scorso giugno, evidenzia difatti, ad avviso di Confagricoltura, che c’è molto da fare anche per l’educazione dei consumatori. Difatti, pur se il 90% del campione sa che comprare prodotti contraffatti è un reato e il 70% è consapevole che la contraffazione alimenta la criminalità organizzata e conosce potenziali rischi per la salute, quasi il 73% degli acquirenti dichiara di non sentirsi in colpa nei confronti del fisco. Le motivazioni dell’acquisto della merce contraffatta rimangono per lo più di natura economica: il prodotto contraffatto - conclude Confagricoltura - è percepito come più conveniente.




Local Genius
www.localgenius.eu
20 novembre 2012

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