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Conclusa la V edizione delle Giornate dell’economia del Mezzogiorno: Sud e crisi Con il XXVI Osservatorio congiunturale si è conclusa la V edizione de “Le Giornate dell’economia del Mezzogiorno”, organizzate da Fondazione Curella, Diste Consulting, con il contributo di Banca Popolare Sant’Angelo e Intesa San Paolo. E' uno dei più importanti appuntamenti del mondo economico e finanziario, non soltanto per il... LocalGenius
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Conclusa la V edizione delle Giornate dell’economia del Mezzogiorno: Sud e crisi

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Con il XXVI Osservatorio congiunturale si è conclusa la V edizione de “Le Giornate dell’economia del Mezzogiorno”, organizzate da Fondazione Curella, Diste Consulting, con il contributo di Banca Popolare Sant’Angelo e Intesa San Paolo. E' uno dei più importanti appuntamenti del mondo economico e finanziario, non soltanto per il Mezzogiorno, ma per l’intero Paese. E' quanto si legge in una nota stampa ufficiale diramata il 7 dicembre 2012, e che qui di seguito riportiamo integralmente. Dopo i saluti di Nicolò Curella, presidente della Banca popolare Sant’Angelo e Roberto Lagalla, Rettore dell'Università di Palermo, è intervenuto il professore Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella, che ha fatto una sintesi di questa settimana in cui si è parlato di “Felicità oltre i cambiamenti geoeconomici”, un argomento complesso in questi tempi di crisi. Busetta ha sottolineato anche come “non possiamo far finta che nulla sia accaduto, tutti i paesi industrializzati stanno vivendo una crisi che è certamente la più dura del Dopoguerra. Il fatto che i nostri redditi siano stati alti per tanti anni non significa nulla, centinaia di anni fa anche la Cina ha avuto redditi più alti che in Europa. Il nostro problema è mantenere il livello di welfare e di benessere nonostante i cambiamenti del mondo, quindi continuare ad essere felici. E’ la ragione del tema che abbiamo scelto quest’anno. Ci siamo concentrati anche sul Mezzogiorno, come sempre, e credo che ci siamo sempre posti in una posizione di richiesta nei confronti del Paese, è il tempo di prenderci le nostre responsabilità e prendere l’iniziativa, anche perché ritengo che noi siamo la porta per l’ingresso delle merci, ma dobbiamo essere bravi a farlo, perché altre città del Mediterraneo si stanno attrezzando”.


Per il professore Andrea Boltho, del Magdalen College di Oxford ed esperto di problemi macroeconomici e di politica economica per i paesi dell’Ocse, si è soffermato sui rischi e sulle difficoltà connessi ai cambiamenti imposti dalla crisi. “Ne usciremo – ha detto Boltho – nonostante questa sia effettivamente molto dura, sicuramente quella che negli ultimi sessant’anni ha messo in maggiore difficoltà i paesi, ma dopo gli anni della finanza facile ci siamo indebitati sia negli Usa che in Europa, una volta che è scoppiata la crisi gli Stati sono stati costretti ad indebitarsi, tutti, mentre i tedeschi non si sono indebitati perché riconoscono i debiti come un peccato. Comunque, il futuro ci riserva sia in Italia che in Europa una bassa crescita, modesta, attorno all’1%”. Uscire dall’euro non è la giusta soluzione. “Sarebbe una follia – ha proseguito Boltho – una manovra estremamente azzardata e rischieremmo una recessione maggiore di quella che abbiamo vissuto, tra l’altro sarebbe il caos finanziario, con costi molto più alti per far fronte a un debito pubblico da pagare in euro”. Per Innocenzo Cipolletta, presidente del CdA dell’Università di Trento, “se vogliamo continuare a crescere non dobbiamo guardare alla crescita registrata in passato, ma ai fattori di crescita per il futuro”.


Presente anche il professore Giovanni Pitruzzella, presidente Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, che ha affermato: "Il nostro sistema si è retto sullo sviluppo senza autonomia con elargizioni particolaristiche e personali oppure a singoli gruppi o classi sociali, anche nel Sud l’economia deve essere basata sul mercato e l’innovazione tecnologica ci può aiutare a uscire dalla crisi. Non credo si possa procedere con la politica di indebitamento, ma è necessario mantenersi nell’euro e ridurre sprechi e indebitamento, non si può tornare a stimolare la ripresa attraverso la spesa pubblica”. Sulla stessa linea anche Michele Boldrin della Washington University in St. Louis: “Oggi l'Italia vive un periodo difficile, frutto di tre crisi differenti. Due di queste hanno coinvolto anche gli altri Paesi e sono state causate dal debito sovrano europeo, l'ingresso dell'Euro, e il risveglio di nazioni sopite, come l'India e Cina. La terza, invece, è una crisi tutta italiana – continua Boldrin – che ha influito sui tassi di occupazione e sul reddito pro-capite. Un altro fattore che ha influito negativamente sull'economia del Paese è l'assistenzialismo anomalo. In Italia, unico Paese industrializzato, non esiste il sussidio di disoccupazione ma la cassaintegrazione che falsa i dati statistici sull'occupazione. A questo – precisa – va aggiunta la spesa sanitaria che assorbe le restanti risorse. Per uscire dalla crisi, che verosimilmente durerà per un altro anno, bisogna pensare ad un reale cambiamento di rotta per mantenere i redditi. Stop dunque alla svalutazione competitiva che non porta a una reale crescita e blocca l'innovazione. Adesso ci trovamo di fronte ad una nuova sfida: incentivare le strutture produttive per evitare il ritorno di una nuova crisi”.




Local Genius
www.localgenius.eu
9 dicembre 2012

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