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Crisi economica, gli Italiani spendono di meno. Ridotti anche i consumi di cibo Il carrello della spesa continua a ridursi. Gli italiani, sotto i colpi di una difficile crisi economica, sono costretti a una dura “spending review” casalinga che coinvolge anche la tavola. Così sei famiglie su dieci sono state obbligate a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari; mentre il 50 per cento ha ridotto decisamente a spesa. Il 34 per cento... LocalGenius
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Crisi economica, gli Italiani spendono di meno. Ridotti anche i consumi di cibo

I commenti di Cia, Confcommercio e Confesercenti sugli ultimi dati Istat relativi all’inflazione

Cavolfiori dell´area dell´Etna fotografati al...

Cavolfiori dell'area dell'Etna fotografati al mercato all'aperto di Catania (foto d'archivio)

Il carrello della spesa continua a ridursi. Gli italiani, sotto i colpi di una difficile crisi economica, sono costretti a una dura “spending review” casalinga che coinvolge anche la tavola. Così sei famiglie su dieci sono state obbligate a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari; mentre il 50 per cento ha ridotto decisamente a spesa. Il 34 per cento (7,4 milioni) ha optato ormai per prodotti “low-cost” o di qualità inferiore e il 28 per cento (6,5 milioni) ha ammesso di rivolgersi quasi esclusivamente ai discount. E’ quanto sostiene la Cia, Confederazione italiana agricoltori, in merito alle stime Istat sull’inflazione a dicembre e nel corso del 2012, secondo quanto diramato con una nota stampa ufficiale del 4 gennaio 2013. Local Genius propone integralmente il citato comunicato stampa, facendo seguire altre due note, sul tema inflazione, a cura di Confesercenti e di Confcommercio. A dicembre - afferma la Cia - la corsa del carrello della spesa è leggermente rallentata, ma resta comunque ancora troppo “caro” per le tasche delle famiglie, mantenendosi superiore al tasso d’inflazione di circa un punto percentuale. A questa frenata ha contribuito - avverte la Cia - l’agricoltura che ha mantenuto i listini a livelli bassi. Unica eccezione, anche per il periodo invernale e per il maltempo che ha distrutto diverse coltivazione, i vegetali freschi che al dettaglio sono cresciuti, a dicembre, del 4,7 per cento rispetto al mese precedente e del 6 per cento in termini tendenziali. Per gli altri prodotti, come carne bovina, olio d’oliva, farine e uova si sono avuti rialzi assai moderati (tra lo 0,1 e lo 0,4 per cento). Per la frutta si è addirittura registrato un calo congiunturale dell’1,4 per cento. Comunque, davanti alle difficoltà economiche e agli aumenti di tariffe e bollette, gli italiani - sottolinea la Cia - hanno dovuto necessariamente “tagliare” e in molti casi la scelta è caduta proprio su cibo e bevande. E i consumi hanno continuato a segnare il passo. Le famiglie, insomma, sono costrette a mantenere “condotte” d’acquisto orientate alla prudenza e al massimo risparmio. Anche perché la pressione fiscale in un anno è salita al 44,7 per cento (e nel 2013 è destinata a superare il 45 per cento) e il potere d’acquisto si è, invece, ridotto ulteriormente. E, di conseguenza, il risultato - conclude la Cia - è che si riducono drasticamente anche cene fuori casa e dolci della domenica, con un calo nei ristoranti (meno 5 per cento) e nelle pasticcerie (meno 11 per cento).

 
Ed ora passiamo alla nota stampa diramata, lo stesso 4 gennaio 2013, da Confesercenti nazionale. “Il record dell’inflazione annua registrata nel 2011 ha responsabili evidenti nelle tariffe e più ancora nell’andamento di energia e carburanti, che da soli costituiscono circa 2/3 del dato. Resta invece desolante la situazione dei consumi: anche a dicembre la frenata si vede ed appare allarmante”. Così, nella citata nota che riportiamo integralmente, l’Ufficio Economico Confesercenti commenta i dati e relativi al tasso medio di inflazione annua  nel 2012 diffusi oggi dall’Istat. “Nel corso dell’anno – spiega il comunicato ufficiale - si è assistito a un ridimensionamento della crescita dell’indice generale dei prezzi. Dal +3.3% dei primi mesi dell’anno (febbraio, marzo e aprile) si è arrivati al 2,4% di dicembre. Per il 2013 ci si aspetta che continui la diminuzione dell’inflazione, arrivando a un dato medio annuo dell’1,7%. A rientrare dovrebbe essere proprio la componente energetica, che dovrebbe tornare a incrementi a una cifra. Il ridimensionamento dell’inflazione è spiegato da diversi fattori tra cui la forte contrazione di domanda da parte dei consumatori: nel 2012 si assiste infatti a una a caduta dei consumi di intensità maggiore rispetto alla caduta del Pil. Se tra il 2007 e il 2011 le famiglie hanno ridotto la loro propensione al risparmio per mantenere determinati livelli di consumo, nel 2012 arriva la consapevolezza di una crisi che non sembra essere congiunturale e quindi si interviene tagliando i consumi. Davanti a un futuro incerto si torna a salvaguardare il risparmio”. “C’è un clima negativo – conclude Confesercenti – che rischia di proseguire anche nei prossimi mesi, se non si punterà con decisione su una politica economica di crescita e sul ritorno ad un indispensabile clima di fiducia. Che l’inflazione resti comunque sotto il livello di guardia può essere utile, ma solo se permetterà di concentrare gli sforzi su questioni irrisolte, come un coraggioso taglio della spesa pubblica ed una decisa riduzione della pressione fiscale per famiglie ed imprese. Vanno scongiurati altri macigni fiscali per il 2013 a partire dall’Iva e dai balzelli locali sempre più salati”.

 
Chiudiamo questo interessante focus sul rapporto tra inflazione e situazione economica e sociale degli Italiani, con la nota diramata da Confcommercio nazionale il 4 gennaio 2013. “Si consolida la tendenza al ridimensionamento del tasso d’inflazione, passato in pochi mesi, dal 3,2% al 2,4% di dicembre, evidenziando una dinamica che potrebbe portare temporaneamente, nei prossimi mesi, il tasso di crescita dei prezzi al consumo al di sotto del 2%, a meno di nuovi interventi sui prezzi provenienti dal fronte fiscale, per adesso collocati a luglio con il previsto ulteriore incremento dell’aliquota standard dell’Iva”. Questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle stime dei prezzi diffuse oggi (venerdì 4 gennaio 2013, ndr) dall’Istat, per come riportato dalla citata nota stampa che proponiamo nella sua versione integrale. “Quanto al tasso medio di inflazione per il 2012, il dato risulta condizionato in misura significativa – prosegue Confcommercio - dalla componente energetica ed impositiva. Gli aumenti più significativi si sono, infatti, concentrati nel settore dei trasporti, dell’energia e dei tabacchi. Acquistati con elevata frequenza dalle famiglie italiane, questi capitoli hanno determinato il deciso incremento del costo di molti beni di base, riducendo reddito reale e benessere economico dei cittadini”. “Il 2012 – conclude Confcommercio - lascia all’anno che è appena iniziato un’eredità inflazionistica dello 0,7%. Considerando l’effetto derivante dal previsto innalzamento dell’IVA, stimabile in 3 decimi di punto, e gli effetti degli aumenti di alcune tariffe e prezzi amministrati, tra cui gas, autostrade, smaltimento rifiuti, canone RAI, assicurazioni auto, già decisi, difficilmente si potrà scendere, nella media del 2013, sotto la soglia del 2% complessivo”.




Local Genius
www.localgenius.eu
7 gennaio 2013

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