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Donnici Doc e Dop Terre di Cosenza: una grande opportunità di sviluppo Il Donnici Doc e il suo forte legame con la tradizione è giunto all’importante e storico appuntamento con la Dop Terre di Cosenza. La città di Telesio (tra i pochi capoluoghi, in Italia, che possano vantare vigneti Doc nel proprio territorio comunale), si è messa a capo di una vasta azione finalizzata a promuovere nel mondo le eccellenze... LocalGenius
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Donnici Doc e Dop Terre di Cosenza: una grande opportunità di sviluppo

In apertura della XXXII sagra un convegno. Interventi di amministratori locali, produttori, tecnici, esperti, rappresentanti di categoria. Positivo ruolo dei giovani

di: Massimo Tigani Sava - direttore responsabile di Local Genius

Il manifesto della XXXII Sagra dell´uva e del vino...

Il manifesto della XXXII Sagra dell'uva e del vino Donnici Doc (5-7 ottobre 2012). Altre FOTO in Gallery

Il Donnici Doc e il suo forte legame con la tradizione è giunto all’importante e storico appuntamento con la Dop Terre di Cosenza. La città di Telesio (tra i pochi capoluoghi, in Italia, che possano vantare vigneti Doc nel proprio territorio comunale), si è messa a capo di una vasta azione finalizzata a promuovere nel mondo le eccellenze vitivinicole di una provincia molto grande e ricca di culture, e che peraltro conta su un’estensione notevole, fatta di differenti realtà geografiche e vari microclimi. Dalle vette del Pollino all’altopiano della Sila, dalla costa tirrenica a quella jonica, colline e fiumi, la Piana di Sibari, la lunga Valle del Crati… La provincia di Cosenza, che ha da poco visto riconosciuta la sua Dop, sta per giocare una partita fondamentale in termini di sviluppo. Agroalimentare, enogastronomia, recupero di identità forti, storia, arte, monumenti, paesaggi, natura, parchi e finanche stili di vita: il vino, si sa, tra rossi, bianchi e rosé, tra etichette più o meno pregiate e accattivanti, ha una vocazione particolare: parla dei territori in cui è generato e conservato. I vitigni autoctoni, il terroir, mosti e vini, e finanche le diverse proposte di letture delle uve internazionali, in uvaggio o in blend, hanno un legame indissolubile con il contesto che li ospita, e come tali sono irripetibili, non riproducibili in laboratorio, non delocalizzabili.

 
Se ne è parlato, con un dibattito a più voci, venerdì 5 ottobre pomeriggio, nell’ambito della XXXII edizione della Sagra del vino e dell’uva Donnici Doc. L’appuntamento, denominato anche “Sapori d’Autunno”, si rinnova e si amplia, con il fine primario, che va anche al di là dello specifico evento di tre giorni, di promuovere e valorizzare il territorio, di partire dal vino per incentivare pil e creazione di posti di lavoro, di sostenere un intero agglomerato produttivo che è fatto anche di turismo, di artigianato, di gastronomia, di tutela e salvaguardia dell’ambiente considerato, ormai per fortuna da quasi tutti, una risorsa imprescindibile sulla quale investire. Local Genius, all’insegna di un giornalismo vissuto sul campo, e in sintonia con una linea editoriale volta a proporre la riscoperta dei territori come unica possibile risposta alla globalizzazione, ha voluto essere presente al convegno inaugurale della Sagra, e riconosce che, dalle parole ascoltate, si è sulla strada giusta. I risultati non vengono da improvvisi tocchi di bacchetta magica, ma da un lavoro continuo e incessante, appassionato, in grado di perfezionare anche i minimi particolari, improntato sulla professionalità e sulla meritocrazia, basato sul riconoscimento del lavoro vero, delle attività produttive reali. Donnici ha tutte le carte in regola per costruire un progetto robusto in cui il vino e le sue cinque cantine svolgano anche la funzione di messaggeri, ad ogni latitudine. Local Genius, attraverso i suoi mezzi di comunicazione e le tante iniziative collaterali, suggerisce di non scrivere libri dei sogni, di “vendere quello che già siamo”, di non pensare a chimerici e sconvolgenti piani di trasformazione dell’esistente, sempre falliti anche nel recente passato, ma di ripartire da ciò che si ha, dalla semplicità di stili di vita ancora genuini e a misura d’uomo, dalle opportunità immediatamente disponibili, purché il tutto si porti a sistema. Le idee e i buoni propositi, infatti, non bastano: servono realizzazioni e fatti concreti.

 
Il confronto è stato moderato dal giovane Michele Presta, a nome dell’associazione Vivi Donnici che si è fatta carico dell’organizzazione dell’evento, con il patrocinio di Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio. E’ davvero bello che nuove generazioni, istruite e motivate, intraprendenti ed entusiaste, vogliano impegnarsi per la crescita delle contrade in cui vivono. Il concetto di emigrazione forzata resta prudentemente lontano e lascia spazio alle mille sfaccettature e dimensioni del “local”. Lo spirito dell’iniziativa è stato spiegato da un equilibrato intervento introduttivo di Luciano Vigna, assessore alle Politiche Economiche, Finanziarie e di Bilancio, Turismo e Crescita Economica Urbana del Comune di Cosenza. Vigna si è soffermato sul valore di un’inversione di tendenza che, pur mirando al pieno recupero di una tradizione antica, oggi vuole concentrarsi sulla promozione intelligente e razionale del territorio, partendo proprio dal coinvolgimento e dal protagonismo delle cantine. Vigna ha inserito l’argomento Donnici nell’ambito della più complessa azione di valorizzazione di Cosenza e delle sue ricchezze materiali e immateriali. La parola è passata poi a Pietro Tarasi, attivo presidente provinciale di Coldiretti. Tarasi, dopo aver dimostrato apprezzamento per la mobilitazione di nuove energie giovani, ha sottolineato la centralità dell’agricoltura per ogni ipotesi sana di sviluppo, ed ha anche fatto riferimento alla positiva esperienza di Campagna Amica. Brunella Dho, dirigente della Camera di Commercio di Cosenza, è entrata nel merito delle notevoli opportunità che offre la Dop Terre di Cosenza e del lavoro già fatto, come nel corso dell’ultimo Vinitaly, per far conoscere il territorio partendo dal vino. Ippolito Spadafora, giovane imprenditore titolare di una delle cinque cantine che lavorano sul Donnici Doc (Bozzo;  Donnici 99; Monterosa; Spadafora; Terre del Gufo), da esperto vitivinicoltore è entrato nel merito del potenziamento della Dop Terre di Cosenza, anche in relazione alla necessaria e distinta esaltazione delle diverse “sottozone”. Spadafora ha spiegato quindi che la Dop Terre di Cosenza, con la sua struttura piramidale, può offrire ampi spazi di rafforzamento e di specifica riconoscibilità al Donnici Doc, purché la qualità e l’identità restino punti fermi.

 
A tal proposito Local Genius richiama all’attenzione di tutti il supremo esempio che ci viene offerto, in Italia, dal Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg che, pur nell’ambito di una già selezionatissima denominazione di origine controllata e garantita, ha la capacità di concentrarsi persino sui vini “cru”. Il Superiore di Cartizze, o i 43 Rive che contraddistinguono gli spumanti per la provenienza di uve da vigneti scoscesi situati in un unico comune o in una sua singola frazione, sono un validissimo modello cui ispirarsi. Ricordiamo che l’area Docg del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, prevalentemente collinare, comprende il territorio di 15 comuni in provincia di Treviso. Uno straordinario risultato del Made in Italy con il quale misurarsi, e peraltro non il solo in un’Italia che nel vino vanta eccellenze assolute dal Friuli al Piemonte, dalla Toscana alla Sicilia.

 
Tornando al dibattito che si è tenuto nell'operosa frazione di Cosenza, ricordiamo anche l’intervento di Pierluigi Carci, della cantina Donnici 99. Carci, dopo aver menzionato il valore strategico, per Cosenza, di possedere un vasto contado ad alta vocazione agricola e vitivinicola, si è soffermato sul potenziamento del ruolo e delle funzioni del Consorzio di Tutela della Dop. Pino Salerno, del Meeting dei giovani della provincia di Cosenza, ha proposto che il tema della crisi economica venga affrontato e risolto dal basso, partendo dalle realtà territoriali e dalle loro potenzialità. Mario Reda, agronomo, responsabile regionale dell’Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino), ha riassunto le varie fasi del passaggio dalle diverse Doc della provincia di Cosenza all’attuale Dop, confrontando anche le differenze tra disciplinari in parte datati e una nuova “famiglia” molto più adeguata sia alle moderne esigenze produttive sia alle mutate condizioni dei mercati. Reda ha poi delineato le caratteristiche salienti del Magliocco, suggerendo non una corsa alla quantità ma il perseguimento costante della qualità in un’ottica di standardizzazione della proposta. Il rappresentante Onav ha infine consigliato di tenere in debita considerazione anche altri vitigni autoctoni quali il Pecorello. Tommaso Caporale, riferimento per comunicazione ed eventi della Fisar provinciale (Federazione italiana sommelier albergatori e ristoratori), ha chiesto di non sottovalutare il ruolo che ristoratori e albergatori hanno nel far conoscere e apprezzare le eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche, e quindi il territorio nel suo complesso.

 
Mario Caligiuri, assessore alle Attività produttive della Provincia di Cosenza, ha riassunto gli sforzi messi in campo dall’amministrazione guidata da Mario Oliverio, facendo presente l’attività svolta nell’ultima estate con il progetto Eccellenze Cosentine che ha interessato alcuni grandi villaggi turistici. Ha concluso i lavori il sindaco Mario Occhiuto. Il primo cittadino del capoluogo bruzio ha toccato molti degli aspetti emersi nel corso del confronto, ponendo tra l’altro l’accento sul ruolo fondamentale che i produttori dovranno continuare ad avere nelle azioni di promozione del territorio: soggetti attivi e propositivi, rispetto ai quali il Comune si pone come punto di riferimento e supporto. Al sindaco Occhiuto il giovane Alfredo Dodaro, dell’associazione Vivi Donnici, ha consegnato una targa ricordo (un grappolo d’uva in bassorilievo), rimarcando il positivo connubio tra società e realtà economiche, fra cittadini e amministrazione civica. Alla generale necessità e utilità di una presa di consapevolezza collettiva, peraltro in epoca di scarse risorse finanziarie, Occhiuto ha voluto fare preciso riferimento, sottolineando la funzione insostituibile di leve quali la cultura, la storia, l’arte, il paesaggio, la natura, da considerare in una sintesi unitaria.

 
Local Genius, giornale delle identità territoriali, concorda nel ritenere che il “dna” e l’anima dei tanti meravigliosi luoghi di cui ancora la Calabria dispone possano rappresentare la spinta propulsiva degli agognati, quanto troppo spesso malamente ricercati, momenti di sviluppo. Si ritiene, però, che si debbano costruire sistemi molto stabili nel tempo, sempre più credibili e autorevoli, da gestire quasi in un’ottica aziendale e cioè attenta ai risultati e al proficuo impiego delle risorse finanziarie disponibili, nonché adeguatamente promossi e spiegati sul piano nazionale e mondiale. La Calabria può e deve uscire completamente dalle logiche della provvisorietà, dell’estemporaneità e dell’improvvisazione, delle chiacchiere fine a se stesse, della mancanza di programmazione, del turbine di idee, progetti e proposte che solo raramente è capace di tradursi in aumento di pil, in posti di lavoro, in ricchezza diffusa, in puntuale sostegno all’export. Il dibattito di Donnici, in tal senso, ha offerto spunti interessanti.
 




Galleria Fotografica
Local Genius
www.localgenius.eu
6 ottobre 2012

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