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Il mondo mangia italiano, l’export galoppa, ma le aziende sono troppo sole! Record storico per il valore delle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani che nel 2012 ha raggiunto il massimo di sempre, superando quota 31 miliardi di euro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero. La maggior parte delle esportazioni – sottolinea la Coldiretti in una nota stampa ufficiale... LocalGenius
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Il mondo mangia italiano, l’export galoppa, ma le aziende sono troppo sole!

Gli ultimi dati Istat confermano la crescita delle esportazioni dell’agroalimentare nazionale. I commenti delle principali categorie. La richiesta di politiche molto mirate e di sostegni concreti

Nel paniere alcuni pregiatissimi Culatelli di Zibello, tra...

Nel paniere alcuni pregiatissimi Culatelli di Zibello, tra le miglori espressioni della salumeria mondiale. Immagine realizzata al Salone del Gusto di Torino, edizione 2012

Record storico per il valore delle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani che nel 2012 ha raggiunto il massimo di sempre, superando quota 31 miliardi di euro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero. La maggior parte delle esportazioni – sottolinea la Coldiretti in una nota stampa ufficiale diramata il 16 gennaio 2013 - interessa i paesi dell’Unione Europea per un valore stimato di 23,3 miliardi (+3 per cento) ma il Made in Italy cresce anche negli Stati Uniti con 2,6 miliardi (+10 per cento) e nei mercati asiatici dove si è avuto l’incremento maggiore con un +21 per cento (2,5 miliardi). A livello generale, l’aumento dell’export rispetto allo scorso anno è stato del 2 per cento. Tra i principali settori del Made in Italy, il prodotto più esportato si conferma il vino, con 4,5 miliardi (+7 per cento) davanti all’ortofrutta fresca (3,9 miliardi di euro), che resta sostanzialmente stabile così come l’olio (1,2 miliardi). Aumenta, invece, la pasta che rappresenta una voce importante del Made in Italy sulle tavole straniere con 2,1 miliardi (+7 per cento). Analizzando le performance dei prodotti nei singoli stati si scoprono aspetti sorprendenti – evidenzia Coldiretti nella citata nota stampa ufficiale che riportiamo integralmente – soprattutto sul mercato cinese, dove si registra un vero e proprio boom dei prodotti della dieta mediterranea, con l’aumento del 28 per cento delle vendita di olio, addirittura dell’84 per cento di quelle della pasta e del 21 per cento del vino. Ma anche i formaggi si affermano tra i consumatori cinesi, con gli acquisti di Grana Padano e Parmigiano Reggiano che triplicano, mentre quelli di prosciutto sono addirittura quintuplicati. Sale addirittura a +64 per cento al crescita dello spumante tricolore – rileva la Coldiretti - in casa dello Champagne, la Francia. Ma i cugini transalpini sembrano sempre più propensi anche a “tradire” camembert e roquefort per i formaggi italiani, che aumentano del 4 per cento. Prosegue anche il buon momento della birra Made in Italy che avanza in Germania, patria dell’Oktoberfest, (+11 per cento) e tra i “vichinghi” dei paesi scandinavi, con una crescita del 19 per cento.


“E’ questa la dimostrazione che nel grande mare della globalizzazione ci salveremo solo ancorandoci a quei prodotti, quei manufatti, quelle modalità di produzione che sono espressione diretta dell’identità italiana, dei suoi territori, delle sue risorse umane” ha sottolineato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel sottolineare che “se vogliamo giocare la partita sulla produttività e sui costi di produzione, perdiamo. Se invece aggiungiamo creatività, paesaggio, storia, tutto ciò che di bello e unico abbiamo in questo Paese, possiamo vincere e noi tutti questi valori li mettiamo nostri prodotti agroalimentari”. L'andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. All'estero - stima la Coldiretti - il falso Made in Italy a tavola fattura 60 miliardi di euro e sono falsi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre.


Sullo stesso argomento si registra, sempre in data 16 gennaio 2013, una nota stampa diramata da Confagricoltura nazionale. Eccola nella sua versione integrale: "Le imprese agricole stanno puntando sull’export. Dalle rilevazioni Istat emerge infatti che le esportazioni dei prodotti agricoli a novembre 2012 hanno continuato a crescere (+6,5% rispetto a novembre 2011). Era andata male nel primo quadrimestre 2012 con una punta negativa ad aprile (-14,3% rispetto al corrispondente mese del 2011); poi è cominciato il recupero e, nei primi 11 mesi dell’anno, si è quasi del tutto recuperato il terreno perduto (-0.2% rispetto a gennaio-novembre 2011). Tutto ciò mentre  l’export nel suo complesso, a novembre (rispetto allo stesso mese del 2011) si attesta a quota +3,6%. Lo sottolinea Confagricoltura, analizzando i dati Istat diffusi oggi (16 gennaio, ndr) sul commercio estero a novembre. La situazione dei consumi interni – osserva Confagricoltura - non offre spiragli di sensibile miglioramento a breve termine e le imprese agricole nazionali accentuano il processo di integrazione e di internazionalizzazione per compensare con l’export la flessione del mercato nazionale. Lo sforzo delle imprese agricole nell’internazionalizzazione sta dando i suoi frutti servono però adeguate politiche di accompagnamento e la nostra organizzazione è quotidianamente impegnata in tal senso, per essere al fianco delle imprese che guardano oltrefrontiera”.


Infine segnaliamo, sempre in data 16 gennaio 2013, un intervento ufficiale anche da parte di Cia, la Confederazione italiana agricoltori: "Di fronte al crollo della domanda interna, l’export continua a fornire un apporto essenziale a sostegno dell’agricoltura. Con la crisi, infatti, quasi la metà delle famiglie ha alleggerito il carrello della spesa, riducendo ad esempio le quantità acquistate di ortofrutta (il 41,4 per cento) e di carne e pesce (il 38,5 per cento). Per fortuna, però, il “made in Italy” agricolo vola sui mercati esteri, registrando a novembre un incremento delle vendite oltreconfine del 6,5 per cento tendenziale, che arriva quasi a doppiare la crescita media delle esportazioni (+3,6 per cento annuo). Nonostante le difficoltà del settore, che sconta un’assoluta mancanza di politiche “ad hoc” e aumenti incredibili dei costi produttivi e degli oneri fiscali - sottolinea la Cia - l’agricoltura si dimostra molto vitale ed economicamente strategica per il Paese. Soltanto l’export di frutta e verdura vale 4 miliardi di euro l’anno, ma c’è ancora un enorme margine di crescita sui mercati stranieri, tanto più che la domanda mondiale, sostenuta proprio dai paesi Bric, è passata da 70 a 170 miliardi di dollari in pochi anni. E’ chiaro però - aggiunge la Cia - che bisogna rafforzare la capacità delle imprese agricole di esportare e investire all’estero, creando strumenti normativi che le sostengano direttamente, semplificando e razionalizzando le risorse, lavorando sulla frammentazione dei soggetti e sulla mancanza di innovazione, promuovendo i prodotti agricoli sulle vetrine internazionali come già si fa per pasta, vino e parmigiano". 


Local Genius, giornale delle identità territoriali, ritiene che finalmente l'Italia dovrebbe prendere coscienza, in maniera generalizzata e puntuale, dell'enorme potenziale rappresentato dal sistema agroalimentare ed economico italiano. E' il nostro "petrolio" e come tale merita politiche mirate, capaci di sostenere in maniera decisa le imprese impegnate nella produzione e nell'export, attrezzate dal punto di vista finanziario e culturale. Serve quindi una svolta immediata e decisa, che poi significherebbe anche consolidare modelli di sviluppo puliti, non parassitari, equi, in grado di garantire assetti sociali ordinati e sostenibili.




Local Genius
www.localgenius.eu
18 gennaio 2013

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