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Reapower: energia elettrica dall’acqua di mare sfruttandone la sua composizione chimica Produrre energia elettrica dall’acqua di mare sfruttandone semplicemente la sua composizione chimica: è questo l’ambizioso obiettivo che sta alla base del progetto di ricerca Reapower, “Reverse Electrodialysis Alternative Power Production”, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro con 2,7 milioni di... LocalGenius
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Reapower: energia elettrica dall’acqua di mare sfruttandone la sua composizione chimica


Produrre energia elettrica dall’acqua di mare sfruttandone semplicemente la sua composizione chimica: è questo l’ambizioso obiettivo che sta alla base del progetto di ricerca Reapower, “Reverse Electrodialysis Alternative Power Production”, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro con 2,7 milioni di euro su quattro anni, e che potrebbe aprire nuovi e interessanti scenari nel panorama delle energie rinnovabili (www.reapower.eu). E' quanto si legge in una nota stampa diffusa dall'Unical, l'Università della Calabria che ha sede a Rende (Cs), il 12 febbraio 2013. Al giro di boa del progetto, iniziato nel 2010, gli undici partners internazionali - spiega la nota stampa - che hanno dato vita al consorzio Reapower coordinato dal Dr. Michael Papapetrou del WIP – Renewable Energies (Germania), si sono ritrovati all’Unical, nei locali dello University Club, per fare il punto sullo stato di avanzamento delle ricerche e pianificare le attività del futuro prossimo. Il meeting è stato organizzato dal Prof. Enrico Drioli, responsabile scientifico dell’unità UniCal per tale progetto in svolgimento presso i laboratori del Dipartimento di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e Ingegneria Chimica (DIATIC), e dai ricercatori Ing. Efrem Curcio (DIATIC) e Dr. Enrica Fontananova (ITM-CNR).


L’idea progettuale è, per alcuni versi - ci tiamo sempre testualmente dalla nota stampa - sorprendente nella sua elementarità: come noto, la dissoluzione in acqua del cloruro di sodio (quel bianco solido cristallino comunemente utilizzato nelle nostre cucine e in massima parte responsabile della salinità del mare) dà luogo alla formazione di ioni cloro carichi negativamente e ioni sodio carichi positivamente; tali ioni diffondono spontaneamente da soluzioni acquose a più alta concentrazione a soluzioni più diluite (gradienti salini). Pertanto, l’impiego di speciali membrane a scambio ionico (sorta di “setacci” capaci di lasciarsi attraversare selettivamente o solo dalle cariche positive o solo da quelle negative) interposte tra soluzioni a diversa concentrazione salina dà luogo a una segregazione di cariche di segno opposto che genera una differenza di potenziale ai capi di due elettrodi. La semplicità dell’idea cela, tuttavia, una elevata complessità tecnologica la cui implementazione rende necessaria una stretta collaborazione scientifica tra Istituti di Alta Formazione e Aziende. Oltre alla già citata WIP, fanno parte del consorzio: la Fujifilm Manufacturing Europe B.V. (Olanda) e la Kraton Polymers LLC (USA) deputate alla realizzazione delle membrane, la Next Technology Tecnotessile (Italia) e la University of Manchester (Inghilterra) a cui è stato affidato il compito di modificare e caratterizzare i materiali, la REDstack B.V. (Olanda) che ha l’incarico di realizzare i prototipi di elettrodialisi inversa, la VITO – Flemish Institute for Technological Research (Belgio) e il DIATIC - Università della Calabria (Italia) il cui ruolo è quello di testare i prototipi, la SolarSpring GmbH (Germania) che sviluppa la tecnologia di distillazione a membrana per la produzione dei concentrati salini, l’Università di Palermo (Italia) che guiderà l’installazione di un impianto semipilota di Elettrodialisi Inversa presso le saline di Trapani, e la società di consulenza tecnico-economica KEMA NEDERLAND BV (Olanda). Tra due anni saranno resi noti i risultati.




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www.localgenius.eu
13 febbraio 2013

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